Hogarth, Reynolds, Turner: Pittura inglese verso la modernità

18/04/2014

La Fondazione Roma Museo ospita dal 15 aprile, sino al 20 luglio 2014, nella sua sede di Palazzo Sciarra, una mostra dedicata ad alcuni dei più celebri artisti britannici tra Settecento e Ottocento. Un evento decisamente importante, poiché risale al lontano 1966 l'ultima mostra romana di tale portata: negli anni seguenti ci sono state in città esclusivamente delle esposizioni di tipo monografico su questi pittori.
Per prima cosa però ci sentiamo di contestare candidamente la presenza della parola “modernità” nel titolo della mostra, poiché i tre maestri a cui essa è dedicata sono stati tutto, fuorché moderni. Dal punto di vista tecnico, il solo Turner ha apportato delle innovazioni, ma egli è considerato uno degli esponenti principali del Romanticismo in pittura,  un movimento artistico che si caratterizzò come chiaramente anti-moderno! Dunque, riteniamo che non sia sufficiente – a giustificazione del titolo scelto – il semplice fatto che alcuni dei quadri esposti ritraggano dei personaggi di spicco appartenenti alla nuova e moderna Gran Bretagna, per considerare degli innovatori dei pittori assolutamente inseriti in un rigoroso formalismo; basti pensare che Joshua Reynolds fu il primo presidente della Royal Academy of Arts di Londra, nonché feroce oppositore dei preraffaelliti, costoro sì dei veri sperimentatori.

L’Inghilterra del Settecento è un paese in cui si concentrano grandi trasformazioni sociali, economiche e culturali che si riflettono, ovviamente, anche in campo artistico. Il nascente ricco ceto borghese incoraggia, tramite lo sviluppo di un linguaggio figurativo autoctono in relazione alla tradizione continentale, la crescita di un’iconografia propriamente britannica. Un dibattito, questo, che ha condizionato la maturazione dei diversi generi artistici, primi tra tutti il ritratto e la rappresentazione del paesaggio. Grazie a essi la scuola d'Oltremanica ha espresso per la prima volta una propria identità artistica.

La mostra è divisa in sette sezione, nelle quali ritorna spesso il rapporto con l'amatissima Italia: autentico pallino di intere generazioni di eruditi proveniente dalla Terra d'Albione; sono anche presenti alcuni artisti di casa nostra come Canaletto, il quale si trasferì a Londra nel 1746. Interessanti sono delle stampe di Willam Hogarth, provenienti dalle preziosissime collezioni dell'Istituto Nazionale per la Grafica, il primo al mondo nel suo genere, dove possiamo ammirare quella satira sociale che è il marchio di fabbrica di questo pittore. 

Sala dopo sala, possiamo rilevare l'importanza del paesaggio in questi quadri, che è poi la vera essenza dell'Inghilterra, la quale non si ritrova certo a Londra, come molti erroneamente e un po' arrogantemente credono, non conoscendo la cultura britannica, bensì nella calma e regolarità della sua campagna o sarebbe meglio dire countryside.

Una parola a parte meritano Johann Heinrich Füssli, anche egli presente  nella mostra con delle tele di grandi dimensioni, e il sopracitato Turner. Il primo – ricordiamo di origine svizzera – può essere considerato a tratti uno Hieronymus Bosch in chiave romantica, con il suo mondo fatto di incubi e una pittura dal tratto cupo e nella quale troviamo abbastanza spesso delle figure mostruose. Il secondo, e questo lo si evince anche dalla mostra in questione, si attesta come l'unico artista inglese di livello mondiale, insieme ad alcuni esponenti del Movimento Preraffaellita. Questo pittore, amato e protetto da John Ruskin, con le sue opere incarna le passioni e le inquietudini umane che si riflettono nella contemplazione del paesaggio, con una natura onnipotente e contro la quale l'uomo nulla può. Le opere presenti nella esposizione della Capitale ben sintetizzano la grandezza di questo artista.

© Immagine della Fondazione

Riccardo Rosati