Istituto Luce, L'immaginario italiano

07/09/2014

È in corso a Roma fino al 21 settembre al complesso del Vittoriano la mostra dal titolo Istituto Luce, L'immaginario italiano. 
Protagonista della mostra è appunto l'Istituto Luce che in occasione dei 90 anni dalla sua fondazione celebra se stessa aprendo le porte del suo immenso archivio, permettendo in questo modo al pubblico di conoscere attraverso immagini e filmati la storia del nostro paese.
Ideata e realizzata dall’Istituto Luce-Cinecittà e curata da Gabriele D’Autilia e Roland Sejko, la mostra offre con i suoi preziosi documenti numerosi spunti di riflessione.
Nato nel 1924 come organismo di produzione di cinegiornali e documentari, durante il fascismo fu investito di un duplice ruolo, educativo e propagandistico al contempo. A testimonianza di ciò basti aggiungere che lo stesso Mussolini visionava personalmente una volta a settimana il Giornale Luce, un cinegiornale fondato nel 1927 che precedeva la proiezione dei film in tutti i cinematografi della penisola, suggerendo l’impostazione e i tagli, qualora fossero necessari.
Oggi l’Istituto Luce  con il suo archivio fotografico di oltre tre milioni di immagini  e con il suo altrettanto ricco archivio cinematografico è uno dei custodi della memoria storica del nostro paese. È noto, infatti, come le immagini, siano esse fisse o in movimento, costituiscano una fonte inesauribile di informazioni capaci di restituire il passato con una vividezza che nessuna parola è in grado di eguagliare. In questo modo la memoria collettiva, che per definizione è labile e tende per sua natura a dimenticare, può rivivere momenti cruciali della storia. Percorrendo le sale della mostra proprio questa impressione finisce col prevalere.
In particolare, alcune immagini e filmati meritano, per la loro forza documentativa, di essere ricordate. Nel 1928, il Luce documentò la spedizione del generale Umberto Nobile (1885-1978) al Polo Nord, a dirigere le riprese fu Otello Martelli (1902-2000), direttore della fotografia, entrato negli annali della storia del cinema nostrano per aver lavorato a fianco di registi come Blasetti, Rossellini, De Sanctis e Fellini. Nel 1933, il Luce realizzò alcuni film sulla spedizione scientifica in Tibet di cui fu protagonista uno dei più illustri tibetologi del XX secolo, Giuseppe Tucci (1894-1984).
Inoltre , numerosi sono gli esempi di opere d’arte di cui non rimane traccia se non nelle immagini del Luce, tra queste, forse le più impressionanti, sono quelle che mostrano le navi romane del Lago di Nemi: due palazzi galleggianti fatti costruire dall’Imperatore Caligola nel I secolo d. C. e riportate alla luce nel 1932. Fu un’impresa ingegneristica senza precedenti, scrupolosamente documentata in ogni sua fase dal Luce. Poco più di un decennio dopo, nel 1944, le navi andranno distrutte in un incendio.
La mostra rievoca anche alcuni degli uomini più importanti del Luce, tra questi Roberto Omegna (1876-1948), pioniere del documentario scientifico e di viaggio, direttore della sezione scientifica del Luce, per il quale realizzò fino al 1942 più di cento brevi film, nonché Mario Craveri (1902-1990) autore di una serie di film con cui documentò gli avvenimenti bellici in Africa e Spagna.
Altri film che non passano inosservati sono quelli che documentano il bombardamento dell’abbazia di Montecassino nel febbraio del 1944 da parte delle forze alleate, così come l’arrivo delle truppe americane o le Olimpiadi di Roma nel 1960 in cui il Luce fu massicciamente coinvolto.
Considerata la mole e l’importanza delle immagini e dei filmati del Luce non resta che auspicare che l’annuncio del Ministro Dario Franceschini in conferenza stampa non sia solo uno slogan, ovvero aprire un museo permanente che renda fruibile l’immenso patrimonio del Luce. Per adesso accontentiamoci del fatto che la mostra varcherà anche i confini nazionali; nel biennio 2016-2018, la mostra è prevista, infatti, anche negli Stati Uniti, in Francia e in Germania.

Annarita Curcio