Bellissima. L'Italia dell'alta moda, 1945-1968

13/03/2015

La mostra Bellissima. L'Italia dell'alta moda, 1945-1968 in corso presso il Maxxi fino al 3 maggio 2015 intende celebrare un periodo molto particolare della recente storia nostrana, quello in cui nacque e si sviluppò fino a raggiungere livelli di qualità eccelsi l'alta moda. Siamo nel secondo dopoguerra l'Italia fatica a ritrovare la propria identità tra le macerie della sconfitta, tuttavia nel giro di un decennio il paese si risolleva miracolosamente grazie anche a una serie di concause che fanno sì che l'inventiva e l'operosità cambino irreversibilmente il volto del paese. Nella moda accade infatti che la creatività degli artigiani si affranchi dalle influenze della haute couture parigina per dar vita a un Made in Italy contraddistinto da una ricerca costante di innovazione e qualità al servizio di una borghesia ricca ed esigente. Si affermano allora figure di primo piano come Roberto Capucci, Mila Schon, Germana Marucelli, le sorelle Fontana.
La mostra si apre con delle fotografie di moda dei fotografi Pasquale De Antonis, Federico Garolla e Ugo Mulas. Il primo arriva alla moda grazie alla giornalista di costume Irene Brin alla quale si deve il merito di aver portato sulle pagine newyorkesi di Harper's Bazaar's i primi vagiti del Made in Italy. Nelle sue immagini De Antonis esalta gli abiti dell'alta moda ponendoli in dialogo con le magnificenze della Roma antica e barocca, le modelle posano con alle spalle facciate di palazzi sontuosi, le pietre della regina viarum o le stanze dei musei capitolini. Dal canto suo Federico Garolla predilige le architetture della Roma moderna, nonché scenari urbani in cui le modelle simulano un maggiore dinamismo nelle pose e nelle movenze. Ugo Mulas fotografa invece le  indossatrici in giro per il paese da Milano, capitale indiscussa del pret-à-porter, a Firenze a Roma. Il percorso espositivo prosegue con l'esposizione di abiti da giorno, il gran sera, il cocktail, proseguendo con i motivi del bianco e nero, il cinema, l'attrazione per l'Oriente e gli esotismi. Gli abiti da giorno sono meno appariscenti: tailleur, cappottini cui fanno da contraltare gli abiti appariscenti e preziosi in raso di seta, paillettes e strass della sera della prima, spicca, tra questi, per bellezza, un abito di Valentino con la linea a toga realizzato per Jacqueline Kennedy Onassis. Gli abiti da cocktail sono pensati per occasioni mondane più dimesse ma non meno eleganti contraddistinti da fiocchi, rigonfiamenti e sblusature ideali anche per la crociera e la “piazzetta” di Capri. Gli anni Cinquanta e Sessanta sono anche il periodo in cui l'alta moda conquista Cinecittà e la Hollywood sul Tevere, quando le produzioni internazionali portano nella città eterna dive come Ingrid Bergman, Ava Gardner e Audrey Hepburn. Le Sorelle Fontana, ma anche Fernanda Gattinoni e poi Fabiani, Tiziani e non ultimo Valentino diventano il punto di riferimento di queste icone della dolce vita romana. E proprio l'atelier delle Sorelle Fontana a ispirare Luciano Emmer per il suo film Le ragazze di Piazza di Spagna (1952).
Molti degli abiti in mostra provengono dal museo della storia della moda di Palazzo Pitti, che con i suoi circa seimila pezzi tra abiti antichi e moderni, è uno dei più importanti in ambito internazionale.

Annarita Curcio