Life on Mars, Ashes to ashes e Last cop, quando viaggiare è solo una questione mentale

24/08/2012

C'è qualcosa nel mistero del tempo soggettivo che deve aver incuriosito gli autori di diverse serie poliziesche degli ultimi tempi. 
A dire la verità, anche il mistero di David Bowie ha un ruolo fondamentale in due serie britanniche prodotte da BBC che prendono il titolo da rispettivi successi del "Duca bianco".
La prima, Life on Mars, è stata messa in onda nel 2006 ed è stata trasmessa in Italia a partire dal 2007 sul Canal Jimmy e successivamente nel 2009, prima da Rai 2 in seconda e terza serata, ora su Rai 4. Il personaggio principale è l'ispettore capo Sam Tyler della Polizia di Manchester (interpretato da John Simm) il quale, a causa di un incidente, si risveglia nel 1973.  Tyler si ritrova a dover gestire il suo lavoro in un contesto completamente diverso dove alcune tecniche di indagine ancora non esistono e dove anche la condotta della polizia e il senso "morale" godono di un metro di misura molto elastico.
Tuttavia la serie mantiene una forte ambiguità nei confronti del viaggio nel tempo di Tyler dato che alla fine di ogni episodio il protagonista riceve una telefonata e lo ritroviamo in coma nel suo letto di ospedale nel 2006. In sintesi: ciò che l'ispettore vive è vero o è solo un lungo sogno indotto dal suo stato di coma?

Se Life on Mars era un successo di Bowie degli anni '70, ecco che con la serie Ashes to ashes ci ritroviamo, sempre con un balzo nel tempo, negli anni '80.
Questa serie è nata nel 2008 come spin off di Life on Mars e vede protagonista l'ispettrice capo Alex Drake (Keeley Hawes), un'agente di polizia della Metropolitan Police Service di Londra.  Scampata a una sparatoria, Drake si risveglia nel 1981. In questa serie l'ambiguità tra lo stato di coma e la realtà si fa più stringente anche grazie a scelte registiche e visioni psichedeliche, talvolta distorte.
A legare le due serie e i due protagonisti è la figura di Gene Hunt, burbero e ambiguo poliziotto che è il capo di Tyler ma, dopo una promozione, anche di Drake.
Nel corso di Ashes to ashes riusciamo anche a intuire che possa esserci stata la mano di Hunt nell'incidente che aveva causato, o causerà, il coma (la morte forse?) di Tyler.

Di tono più scanzonato e ironico è la serie tedesca ambientata nella città di Essen "Last cop" [Der Letzte Bulle] datata 2010, in onda su Rai 1 in questa torrida estate. Qui il commissario Mick Brisgau (interpretato da Henning Baum), che verso la fine degli anni '80 era stato colpito alla testa in un conflitto a fuoco, si risveglia veramente dopo vent'anni di coma. Al suo risveglio tutto è cambiato, la figlia che ricordava bambina va all'università e sua moglie, dopo essere stata per anni al suo capezzale, si è rifatta una vita con un altro uomo che si scopre essere un collega di Brisgau. Il commissario si comporta come se fosse ancora negli anni '80 e anche se la sua ripresa fisica appare sorprendente (anche esagerata) l'uomo fa fatica ad accettare la nuova vita di sua moglie, il mondo "politically correct" e il divieto di fumo nei luoghi pubblici.
Seppur diverse tra loro, le serie hanno delle caratteristiche simili che dovrebbero farci riflettere.
Un comune sentimento di amarcord è instillato negli spettattori che hanno vissuto quegli anni ogni volta che il commento musicale si affida a grandi successi del periodo '70/'80, così come accade con le citazioni di film e di telefilm: Starsky e Hutch, Miami Vice, l'ispettore Callaghan (molto amato dal tedesco Brisgau) e per quanto riguarda le due serie inglesi, l'uso di citazioni visive è tale da poter quasi parlare di metacinema.
Un'altra componente comune è il senso di disagio che i protagonisti provano nel vivere in contesti storici ormai lontani. I nostri contemporanei Tyler e Drake sono scandalizzati da comportamenti che oggi giudichiamo scorretti nei confronti delle donne, dei neri, dei giovani, dell'ambiente ma che solo trent'anni fa erano la norma e non ci pareva di essere razzisti o irresponsabili e tantomeno irrispettosi delle leggi. Brisgau, dall'altro lato, viene considerato un simpatico troglodita dai suoi colleghi poiché pensa e agisce in modo anacronistico, eppure i suoi comportamenti non fanno che svelare il fatto che la gente "moderna" non è poi così evoluta, wurstel di soia permettendo.
Mi chiedo se il successo di questi viaggi nel tempo non sia dovuto al fatto che tutti noi ci sentiamo fuoriposto e a disagio nei nostri stessi panni e in realtà vorremmo indossare di nuovo le giacche con le spalline. Forse chi non è nato "digitalizzato" in fondo rimpiange quel mondo che ha contribuito a costruire come se questa modernità ce la fossimo imposta senza però viverla e volerla profondamente. Forse anche noi ci siamo risvegliati all'improvviso e guardandoci allo specchio non ci siamo riconosciuti. Forse è solo nostalgia della giovinezza.

Katia Ceccarelli