Quaranta Giorni al Teatro Verdi

04/11/2010

C'è una indicazione sul programma di sala di Quaranta giorni che già dice molto: costumi made in China, si legge, come dire che si parla di ragazze con pochi soldi, un po' di sogni e la difficoltà di vivere oggi.
Le tre ragazze escono dalla discoteca, aspettano la corriera che le porterà nelle risaie: i quaranta giorni sono quelli della monda. Ma le mondine, quelle che al cinema avevamo imparato a conoscere attraverso Riso amaro, ci sono ancora?
Passati gli anni, cambiati i tempi, la situazione femminile non è ancora facile e il lavoro precario non è certo un lontano ricordo. Armònia è italiana, anche se la sua è una lingua difficile, lombarda, già indicativa di ricordi di miti lontani e Debora Migliavacca Bossi è brava a rendere credibile il suo ruolo anche utilizzando un linguaggio funzionale a delineare soprattutto il personaggio, una ragazza di oggi con qualche sogno, qualche mito che si scontra con la realtà, poche prospettive future. Si scontra con una delle compagne: Milagro, la cubana, fuggita da una situazione sociale e politica ben più difficile di quel che può sembrare a chi non l'ha vissuta e ha invece sentito esaltare Fidel. Anche la sua è una lingua che a volte è poco comprensibile allo spettatore, come lo è la situazione che racconta. Molto chiaro è invece quanto dice la ragazza che viene dal Rwanda: a lei, che le compagne chiamano Cleopatra, è affidato il compito di far riflettere sulla mancanza di prospettive di queste ragazze. Ragazze qualunque, di oggi.
Anche questo gioco di lingue è dunque funzionale al racconto. Con tre attrici che sanno tenere bene la scena e sanno giocare con accenti e linguaggio.

Quaranta giorni scritto e diretto da Federico Bertozzi
con Debora Migliavacca Bossi, Milvys Lopez Hòmen, Mavis Castellanos
musica di Andrea Genovese


dal 2 al 7 novembre
al Teatro Verdi
via Pastrengo 16, Milano

Valeria Prina