Swan Lake

20/11/2010

Meglio evitare i raffronti: questo Swan Lake diretto e coreografato da Matthew Bourne è uno spettacolo che vive di vita propria ed è anche un grande spettacolo, in grado di catturare il pubblico. Ed è sicuramente uno spettacolo come sulla scena italiana non si era mai visto, con una carica di sensualità, un erotismo che sprigiona, non abituale, tra i due ballerini nel ruolo del cigno e del principe. E intorno a loro gli altri ballerini-cigni, possenti, forti, ben lontani dalle eteree ballerine che finora si erano viste in scena nel ruolo delle fanciulle trasformate in cigni, come vuole la storia di questo famoso balletto. Quella che vediamo con Swan Lake è una grande danza, ma certo non convenzionale e lo spettacolo stesso lo sottolinea, ironizzando sul balletto classico all’inizio, quando il principe, la regina, la fidanzata assistono - in quel teatro ricostruito (volutamente storto) sul palco dell’Arcimboldi - a un disastroso spettacolo di ballo classico. L’ironia tocca questo aspetto, ma anche altri: la fidanzata è un personaggio messo in ridicolo con il cellulare che le suona durante l’immaginato spettacolo teatrale e la borsetta che le cade sul palcoscenico.
L’ironia si accosta ai tanti cambi di scena, a un gioco di ombre nere molto nette, alla sensualità, agli abiti di oggi di rara eleganza. E su tutto la danza e la musica che ne esce esaltata in uno spettacolo che riesce a catturare l’attenzione senza mai dare occasioni di distrazione. Il pubblico, stimolato in ogni momento, non può non rimanere estasiato sentendo i grandi momenti della musica di Ciajkovski. Meglio però evitare raffronti con il Lago dei cigni classico, la cui trama appare decisamente rivisitata.

Swan Lake diretto e coreografato da Matthew Bourne a Milano al Teatro degli Arcimboldi dal 17 al 28 novembre e successivamente a Trieste, Politeama Rossetti (1-5 dicembre), Firenze, Teatro Verdi (8-12 dicembre)

Valeria Prina