I Giganti della Montagna

17/01/2011

Il testo di Pirandello più ostico, più difficile, meno ancorato alla realtà, rimasto incompiuto, si colora di un grande fascino nella versione di “I giganti della montagna” interpretata e diretta da Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Il teatro, la poesia, il sogno appaiono più che mai protagonisti in un mondo che li rifugge. Il tema – quello del teatro e dunque della cultura osteggiati – appare più che mai di attualità e si parla di uno spazio teatrale chiuso per lasciare posto a ben altro (non ancora un supermercato, perché i tempi sono altri, ma poco meno). Si parla di teatro in un testo teatrale e il desiderio di portare al pubblico un testo poetico come “La favola del figlio cambiato” (di Pirandello, naturalmente, per chi se ne fosse dimenticato) diventa più che mai condivisibile.
Le luci ben giocate, i rumori, la musica, i suoni sanno dare nuova vita alle parole e ben gli attori sanno parlare di poesia, di sogni, della necessità di non dimenticarsene e la sanno evocare di fronte al pubblico. E di grande effetto è la cavalcata dei giganti, evocata con  suoni e rumori: arrivano i Giganti, quelli che non capiscono, che vivono di apparenza. Purtroppo giganteggiano. E purtroppo sono ancora tra noi, inevitabile pensarlo, mentre li sentiamo travolgere tutto, avanzando a cavallo.

I giganti della montagna” di Luigi Pirandello, con Enzo Vetrano e Stefano Randisi interpreti e registi.
Scene di Marc'Antonio Brandolini
Luci di Maurizio Viani
Costumi Mela Dell'Erba
A Milano al Teatro Carcano dal 12 al 23 gennaio

Valeria Prina