Il Paese dei Campanelli e La Vedova Allegra al Manzoni

30/01/2011

Si muovono con due tir per scenografie, costumi, strumenti. Dal 1° al 6 febbraio fanno tappa a Milano, al Teatro Manzoni che, per l’occasione, ha aperto la buca per ospitare l’orchestra dal vivo.
E’ la prima volta che il Teatro Manzoni apre le porte all’operetta. Per farlo ha puntato sulla Compagnia Italiana di Operette, attiva dal 1952, che porta sul palcoscenico due titoli famosi come Il paese dei campanelli e La vedova allegra, rispettivamente dall’1 al 3 e dal 4 al 6 febbraio.
Si tratta di una edizione filologica: «Abbiamo cercato di svecchiare il genere, senza snaturarlo – spiega Umberto Scida (Njegus ne La vedova allegra) -, rispettando ciò che è stato scritto, ma con una regia e uno stile di recitazione dei nostri tempi». La qualità è l’elemento su cui punta la compagnia, per evitare che quel pubblico digiuno di operette decida che è un genere che non gli piace, come, fanno notare, sta succedendo con tante piccole compagnie. «Purtroppo a Milano ne sono nate tante, che hanno un po’ rovinato l’operetta, al punto che chi non la conosce decide che è brutta. Bisogna smettere di pensare che chi non riesce nella lirica può fare l’operetta e non bisogna nemmeno pensare che è un genere per i comici». Loro, racconta Elena D’Angelo (Anna Glavari ne La vedova allegra), che viene dalla lirica («ma il mio primo amore è l’operetta») hanno un  25 per cento di pubblico giovane e hanno registrato un «tifo da stadio» con i ragazzi delle scuole. Del resto, fa notare Umberto Scida, è un genere che «tratta temi osè, ma con delicatezza. Anche i bambini si divertono, anche se magari non capiscono i doppi sensi». La musica è bella, ma la trama è leggera e l’orchestra dal vivo permette di interagire con il pubblico». E, aggiunge Elena D’Angelo «l’orchestra dal vivo dà energia a noi e al pubblico».

Il paese dei campanelli dal 1° al 3 febbraio e La vedova allegra dal 4 al 63 febbraio a Milano al Teatro Manzoni con la Compagnia Italiana di Operette

Valeria Prina