Il malato immaginario

13/02/2011

Molière seduto in prima fila in platea. Se questo fosse possibile sarebbe sicuramente il primo ad applaudire. Perché questo “Il malato immaginario” è nel pieno rispetto dello spirito di Molière. C’è l’aspetto comico, che per l’autore era fondamentale, attento a far divertire il  re (gli spettatori oggi), ma non manca la critica a una certa società superficiale, ignorante, attenta a soldi e convenzioni e anche a una certa medicina e a certi medici più attenti al guadagno personale che a curare i pazienti. E dunque i medici che vediamo in scena sono figure volutamente tra il ripugnante e il comico. Ed è una comicità a tutto tondo. Che vive sulle battute e sulle situazioni, ma anche sulle espressioni degli attori, quelli che stanno dicendo le battute, e, ancor più, quelli che stanno attorno. Valga per tutti Patrizia Milani, che sa accompagnare le battute degli altri con una espressività che è, a sua volta, fonte di risate. Mentre un momento più onirico lo si ha con la ripresa degli intermezzi musicali – brevi momenti di musica con gli attori trasfigurati da maschere – che in questo allestimento il regista ha deciso di riprendere (una scelta che non sempre viene fatta).
A concentrare l’attenzione degli spettatori su quanto succede in scena concorre anche la scelta di una scenografia spoglia, con pochi arredi, un fondale trasparente davanti al quale stanno in fila le boccette delle medicine, come venivano confezionate un tempo, mentre i costumi sono assolutamente rispettosi dell’epoca.
L’ultimo momento che rende Molière più che mai protagonista – oltre a un lungo riferimento a lui e alla sua opera durante il terzo atto – è nel finale: la scena si chiude su Argante (Paolo Bonacelli) immobile sulla sua poltrona, quasi fosse morto. A ricordare che proprio durante la quarta rappresentazione di questa commedia Molière si sentì male in scena per poi morire.
Un allestimento dunque che, oltre a essere un grande omaggio a Molière, sa far rivivere il teatro classico, quasi 350 anni dopo, in un modo ancor oggi attuale e capace di catturare l’attenzione degli spettatori, pur senza snaturarlo.

TEATRO STABILE DI BOLZANO
Il malato immaginario di Molière
traduzione Angelo Dallagiacoma
regia Marco Bernardi
scene Gisbert Jaekel
costumi Roberto Banci
luci Giovancosimo De Vittorio
con Paolo Bonacelli, Patrizia Milani, Carlo Simoni, Giovanna Rossi, Gaia Insenga, Xenia Bevitori, Massimo Nicolini Libero Sansavini, Fabrizio Martorelli, Roberto Tesconi, Maurizio Ranieri, Riccardo Zini.
Foto Tommaso Le Pera.
A Milano al Teatro Carcano fino al 20 febbraio.

Valeria Prina