Il Padre della Sposa

15/02/2011

Basta dire il titolo, "Il padre della sposa", e il pensiero va, in successione, ai due film con gli attori brillanti di quel momento, il primo con Spencer Tracy e Liz Taylor nel ruolo della figlia e il secondo con Steve Martin e Diane Keaton moglie e madre. Meglio evitare però un raffronto che non può che essere impietoso, perché nel passaggio dallo schermo alla scena, in questo caso più che mai, si perde quel tanto di frizzante, di piacevole che aveva fatto la fortuna dei due film. E soprattutto del primo, diretto da Vincente Minnelli con dialoghi deliziosi. Qui, nella piéce teatrale,  a ognuno è affidato un compito per far ridere il pubblico. Alla madre del futuro sposo è affidato il compito di giocare con le battute, puntando sulle parole: valga per tutte «vene vanitose» e non è certo la peggiore(!), ma anche sulla ingenuità («ogni 3 minuti a New York investono un pedone? Poveretto, non fa nemmeno in tempo a rialzarsi»). Anche il padre della sposa gioca con le parole (valga per tutte la telefonata in inglese), ma è anche la vittima del futuro sposo, un imbranato che sembra la dimostrazione di quanto l'amore possa essere cieco. E poi c'è l'organizzatore di matrimoni, un improbabile gay sopra le righe, che parla una lingua comprensibile a lui solo.
Si gioca con le parole, dunque, con i comportamenti, rifuggendo da una recitazione misurata, con una scenografia che ricostruisce una casa altrettanto improbabile. Tutto qui: bisogna accontentarsi. Ed è meglio evitare ogni raffronto.

Il padre della sposa
di Caroline Franke
con Gino Rivieccio, Corinne Clery, Selene Gandini,, Salvatore Esposito, Renato Cortesi, Andrea Vellotti, Milly Falsini
Regia di Marco Parodi

A Milano al Teatro San Babila fino al 27 febbraio

Valeria Prina