Roma come Broadway: Off

22/02/2011

Con la direzione di Valerio Aprea e Franco Clavari, il L.E.T. di Roma è giunto alla VII edizione. Spazio a copioni e nomi nuovi, quindi, che difficilmente troverebbero collocazione nei circuiti di mercato. Uno di questi progetti vede Lino Guanciale interpretare coraggiosamente un monologo di Francesca Staasch - con 28 regie di spettacoli teatrali e performance in attivo. Una pièce in cui si alternano due bizzarre identità: l’Uomo Invisibile e un bimbo, invisibile ai familiari, defunti. Perché il "Dolce mondo vuoto"? Cosa ti ha colpito del testo per volerlo recitare?

La delicatezza di tocco. Francesca è riuscita a scrivere un testo in grado di parlare della solitudine (individuale, familiare, urbana) in modo lieve e profondo insieme. Il risultato, che spero gli spettatori apprezzeranno, è una rappresentazione originale del vuoto relazionale e affettivo che così tanto oggi detta il passo della nostra società. Quello con lei è stato davvero un bell'incontro.

Contemporaneamente, però, sei al cinema con "Vallanzasca - Gli angeli del male". Critici indecisi a Venezia: "Vallanzasca" sarebbe un'apologia del male. Di fatto il film è VM14. Tu come lo definiresti un "ragazzo di famiglia perbene, bello, intelligentissimo, che poteva affrontare la vita nel modo più normale e non si capisce perché ha scelto il crimine", stando alle parole di Placido?

Penso semplicemente che sia un film molto ben fatto, con una troupe tecnica ed un cast di attori di alto livello professionale. Credo poi che ogni critica possa essere legittima, anche quella più dura. In questo caso, magari, quella di chi dice che in termini di scrittura il film manca di una contestualizzazione storica ben affondata, anche questo si può legittimamente criticare: a patto, però, che il giudizio non venga dato a priori. Chi attacca un film senza averlo visto sbaglia in partenza, e soprattutto neutralizza da subito il potenziale dialettico della sua posizione: fa solo un favore alla produzione, che si ritrova con metà promozione avviata!

Ti allinei alla risposta di Kim Rossi Stuart, secondo cui i veri fuorilegge sarebbero quelli che puntano il dito contro Vallanzasca, ma continuano a commettere reati restando impuniti, mentre "il bel René" è stato condannato a quattro ergastoli?

Diciamo subito che il bel René i suoi ergastoli se li è meritati. Poi gli va anche dato atto di essersi messo lì a scontarli, come dire, che in effetti in questi tempi di delegittimazione persistente della magistratura e delle leggi non è poco... Certo che se arriviamo a pensare a Vallanzasca come a un modello di condotta civile questo la dice lunga sul punto a cui siamo arrivati...

Nel film di Placido vesti i panni di Nunzio. Quanto e come hai studiato il personaggio?

Nunzio è il più "pischello" forse tra i ragazzi della banda. Io mi sono semplicemente concentrato sul gioco di squadra attoriale, l'improvvisazione sul set insieme ai miei compagni, cercando di rendere l'idea di una figura di giovane "disimpegnato" che prende tutto forse troppo poco sul serio.

Hai più volte sostenuto la missione pedagogica del teatro; con Claudio Longhi, in effetti, affianchi veri laboratori didattici alle messe in scena. Progetti di questo tipo, per l'immediato futuro?

Moltissimi! Quello pedagogico è il lavoro prioritario, per me. Nel senso che credo profondamente che se gli attori non si prendono OGGI delle responsabilità formative riguardo il pubblico (ed ergo anche se stessi: niente fa imparare di più che l'insegnare), domani non ci saranno più spettatori per i quali recitare, ci sarà solo una melassa di audience di stile televisivo che, episodicamente, frequenterà anche i teatri. Per questo con la mia compagnia affianchiamo ad ogni spettacolo dei lavori e delle attività di natura pedagogico-teatrale.

Come stiamo facendo anche per "La resistibile ascesa di Arturo Ui" di Brecht, che metteremo in scena al Teatro Argentina a Roma a partire dal 29 marzo fino al 29 aprile.

Sei stato materialista storico, interpretando Sanguineti a teatro, tossicodipendente ne "Il sesso aggiunto" (di Francesco Castaldo), Mozart in "Io, don Giovanni" (di Carlos Saura), cafone abruzzese in "Fontamara" (ancora Michele Placido). Prossimo ruolo? Un politico, magari un assessore comunale alla cultura?

Materialista storico sempre, per la vita spero! Quanto al prossimo, beh... Un assessore comunale no...ma uno con delle responsabilità economico-sociali sì, visto che faccio parte del cast di "Il gioiellino", il nuovo film di Andrea Molaioli ispirato alla vicenda finanziaria della Parmalat. Interpreto il più giovane dei manager che guidano la fortunata e disgraziatissima azienda al crack disastroso che porta sul lastrico migliaia di risparmiatori...quindi sì, forse un pizzico di responsabilità politica il personaggio ce l'ha!


Teatro Cometa Off
Via Luca della Robbia, 47
Roma
Fino al 13 febbraio.

Maria Vittoria Solomita