La Divina Commedia al Teatro Nuovo

03/03/2011

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita: chi non se li ricorda? I versi più famosi della nostra letteratura appaiono proiettati su un sipario trasparente. Presto lasciano spazio all’immagine di una selva, che pulsa viva e rimanda subito alla mente le famose tavole di Gustave Dorè. Lo spirito della Divina Commedia è pienamente rispettato nel musical teatrale ora al Nuovo di Milano. Come il titolo si deve al fatto che l’inizio triste si fa via via più lieto fino alla gioiosa conclusione, che comunque è divina, dal momento che parliamo di Paradiso, nella versione teatrale le immagini, le atmosfere, le musiche più cupe lasciano il posto nell’ultima parte  a scene molto luminose e di  festa. Che poi la parte che più colpisce lo spettatore sia quella iniziale, ambientata all’Inferno, corrisponde al modo in cui i lettori hanno sempre sentito la Divina Commedia: i canti e i personaggi più ricordati sono appunto quelli dell’Inferno. Che qui hanno un particolare rilievo: Paolo e Francesca, Pier delle Vigne, Ulisse, il conte Ugolino sono i personaggi centrali della narrazione e i loro momenti sono quelli che più catturano l’attenzione del  pubblico, mentre la  parte finale appare meno coinvolgente e, addirittura, il Purgatorio è vissuto quasi esclusivamente con l’episodio di Pia de’ Tolomei. L’attenzione è dunque concentrata al massimo sui momenti di maggior appeal, mentre non appaiono tutte quelle annotazioni che Dante aveva introdotto, di rilievo politico del momento, che invece per l’autore erano di particolare importanza, ma a noi non possono che sembrare superate.
Il gusto dello spettacolo appare esaltato al massimo, con l’apparizione di Dante  dal fondo della sala, mentre la lonza, il leone, la lupa corrono tra i corridoi della  platea. Ugualmente interessante appare la presenza di tre piani di attenzione: Dante e Virgilio in primo piano, il sipario trasparente che fa da scenografia continuamente mutata, le anime dell’Inferno o del Purgatorio su un piano differente, che a volte diventa predominante quando i personaggi più famosi prendono il sopravvento.
Non appare nemmeno giusto  fare un raffronto con la prima edizione vista in una struttura decisamente più ampia, che permetteva  pedane girevoli e tempi molto più lunghi: questa è una versione da teatro ed è in grado di coinvolgere il pubblico. Anche facendolo appassionare (e risvegliando la voglia di rileggere) la Divina Commedia, forse non eccessivamente amata e capita a scuola.

La Divina Commedia a Milano dall’1 al 6 marzo al Teatro Nuovo

Valeria Prina