L'astice al veleno

01/04/2011

C’è un po’ di tutto in L’astice al veleno, la nuova commedia di Vincenzo Salemme. Con una struttura da teatro nel teatro, che permette agli attori di entrare dal fondo della platea, incontriamo la storia d’amore travagliato, il veleno per uccidere, un Babbo Natale un po’ sui generis, l’aspetto surreale, con le statue che parlano. Ci sono le canzoni, qualche momento di ballo, un lungo brillante monologo di Salemme, un po’ di cabaret con riferimenti all’attualità, come i tagli alla cultura e allo spettacolo e citazioni di Alessandra Mussolini, Gelmini, Brunetta, il Don Matteo televisivo. Il tutto condito dalla comicità di Vincenzo Salemme, che sa passare dalle battute ai movimenti che suscitano risate, a un dialogo senza parole che fa ridere il pubblico. Finchè nel secondo atto Vincenzo Salemme conferma la sua dote di «animale da palcoscenico» e interloquisce con il pubblico. Lo spettacolo cambia registro, la storia prende una nuova piega. Ma siamo sempre in un’atmosfera surreale e il pubblico dovrà sorprendersi ancora una volta.
Vincenzo Salemme gioca a sorprendere e lo fa più volte. Sorprende anche quegli spettatori che se lo ricordano nella sua prima commedia arrivata a Milano con un successo forse inaspettato, quel E fuori nevica, che giocava soprattutto la carta del sorriso e della tenerezza. Da allora molto è passato e Salemme ha dimostrato di sapere sempre più «sentire il pubblico», anche scostandosi di conseguenza dal copione.
Qualcuno potrà obiettare che c’è davvero tanto in questa commedia. E’ come una barca su cui salgono passeggeri diversi tra loro e le virate abbondano. Ma il pubblico si diverte, ride molto. A volte anche riflette. E non è poco.

L’astice al veleno
Scritto, diretto e interpretato da Vincenzo Salemme e con Benedetta Valanzano, Maurizio Aiello, Domenico Aria, Antonio Guerriero, Giovanni Ribò, Antonella Morea, Nicola Acunzo.
A Milano al Teatro Manzoni dal 29 marzo al 17 aprile

Valeria Prina