Sospetti

21/05/2011

Interpretare, ovvero entrare in un ruolo. In "Sospetti" Tommaso Amadio lo fa completamente e si vede e alla fine anche noi spettatori ci sentiamo coinvolti in prima persona.
Tommaso è Delroy, giamaicano - chiamato però «negro» con disprezzo -, immigrato di seconda generazione a Londra.  Noi nei primi minuti sappiamo perché è stato portato nel posto di polizia in cui lo vediamo: conosciamo il sospetto che ha mosso i due poliziotti. Lui no. Anzi, sa di non aver fatto nulla di illegale: è un giovane, nato a Londra, immigrato di seconda generazione (come ci tiene a sottolineare), magari per noi spettatori non particolarmente simpatico. All'inizio appare un po' arrogante, sicuro di sé e quindi, quando con il procedere della storia (e della piéce), ci schieriamo decisamente dalla sua parte non è per una semplice simpatia, ma perché ci immedesimiamo e capiamo di quale sopruso sia vittima.
Gli antagonisti, i cattivi, sono i due poliziotti. Cattivi e soprattutto stupidi, mossi solo dai loro pregiudizi. Karn perché per lui un «negro» è sempre colpevole, Wilby perché nemmeno si pone il dubbio se si trovi di fronte a un colpevole. Per loro Delroy è l'assassino, colpevole di aborto clandestino sulla moglie: già tre figli, senza lavoro, logico che abbia pensato all'aborto (solo secondo loro, naturalmente) e che poi abbia lasciato la moglie morire e se ne sia andato al pub.
Una piéce di fantasia? E invece no. La storia è vera, racconta il suo autore Barrie Keeffe che, come giornalista, se l'era sentita raccontare da un giovane a cui era veramente successa. Nel 1979, alla vigilia della elezione della Thatcher aveva capito che era il momento giusto per portarla in scena (e infatti proprio in quella notte della elezione è ambientata la piéce). Ma il teatro, con la sua capacità di raccontare, emozionare, far riflettere, riesce a cambiare le cose: in seguito alla reazione popolare, smossa proprio da questa piéce, le leggi Sus (Suspet under Suspicion - sospetti da sospettare), del periodo napoleonico, che permettevano alla polizia inglese di interrogare chiunque solo sulla base di un sospetto, vengono eliminate. E' la forza del teatro e la sua capacità di scuotere le coscienze. Ma, ancor più del teatro fa la paura del terrorismo: in Inghilterra le leggi ritornano nel 2002, come Stop and Search (ferma e perquisisci). Inutile aggiungere che uno di colore ha sette volte più probabilità di un bianco di essere fermato.
In un momento in cui anche in Italia chi appare diverso viene guardato con timore, questa piéce, messa in scena al Filodrammatici da Bruno Fornasari in modo da toccare sotto pelle gli spettatori, parlando comunque di una realtà apparentemente lontana, può contribuire a scuotere le coscienze.
E siccome il tema è importante (e non tanto lontano da noi) in concomitanza con la messa in scena è stato organizzato un incontro che ha permesso un confronto tra autore, regista e la dottoressa Alessandra Simone, vice Questore aggiunto della Polizia di Stato, capo della sezione omicidi, presso la squadra mobile. Moderatore dell'incontro, Claudio Elli, noto giornalista e critico teatrale.

Sospetti (SUS)
di Barrie Keeffe
traduzione e regia Bruno Fornasari
con Tommaso Amadio, Giorgio Ganzerli, Alex Cendron
scene e costumi Erika Carretta
luci e suono Luca Finocchiaro
assistente alla regia Stefano Cordella.
Foto di Diego Steccanella.
Produzione Teatro Filodrammatici.
A Milano al Teatro Filodrammatici dal 10 al 29 maggio 2011

L'INCONTRO

«L'impatto che si ha guardando la piéce è forte - commenta subito Alessandra Simone -, ma ho notato delle differenze fondamentali nel modo di comportarsi della polizia tra loro e noi: in Italia non è così. Il sospetto non è mai una prova».
Chi può essere fermato?
«Ad esempio chi compie atti osceni in luogo pubblico, perché è un reato. In questo caso il protagonista della piéce non sarebbe stato portato in un posto di polizia sulla base di un semplice sospetto. Il fermo di polizia viene compiuto soltanto in presenza di reati previsti dalla legislazione italiana e quando ci sono gravi indizi di colpevolezza e pericolo di fuga. Questo è il fermo di polizia giudiziaria. Il fermo per identificazione riguarda una persona sprovvista di documenti e che può rimanere nei nostri uffici soltanto 11 ore, prorogabili solo ai fini dell'identificazione».
La piéce è dunque l'occasione per vedere la differenza con il modo di operare della nostra polizia, non più militarizzata dal 1981: «quella che abbiamo visto nella piéce è una procedura da noi assolutamente scorretta - fa notare Alessandra Simone -. Da noi quei poliziotti andrebbero denunciati, perché hanno commesso un reato percuotendo una persona. Le percosse sono sempre un reato. Anche nei confronti di una persona che ha commesso un crimine».
Che cosa sarebbe successo a Delroy in Italia?
«Sarebbe stato prelevato, accompagnato in ufficio e gli sarebbe stato detto quanto successo con modi diversi. E' anche una questione di empatia: ci troviamo di fronte a una persona che ha perso la moglie».
L'incontro è dunque una occasione per esaminare la diversità nelle procedure tra l'Inghilterra vista nella piéce e il nostro Paese. Ma è anche l'occasione per affrontare molte altre domande. Che è proprio ciò che l'autore Barrie Keeffe si prefigge. Lui stesso chiede «Perché uno di colore viene fermato anche sette volte in un giorno?». E ancora: sulla scena si rileva una assenza di comunicazione. C'è la volontà di attaccare l'altro perché diverso? Il teatro, commenta Keeffe, può essere di intrattenimento o disturbante, che fa pensare. Si parla della funzione dello scrivere («è più economico che andare dallo psicanalista» dice con una battuta Barrie Keeffe). Ma si fa anche notare che il testo ha portato a cambiare una legge. Quali altri temi dovrebbe affrontare oggi il teatro? «Gli effetti della crisi sulla gente più povera» risponde Barrie Keeffe. Si parla anche della figura del «cattivo», che spesso si conquista le simpatie del pubblico. Ma qui sono stati evitati gli stereotipi ed è stato evitato di fare un cattivo simpatico. E alla fine, fa notare Alessandra Simone, emerge una polizia corrotta. «Un poliziotto peggiore non si può trovare».
Insomma, ancora una volta il teatro dimostra che, oltre a saper risvegliare le coscienze, induce alle considerazioni più diverse.
Nella foto dell’incontro, da sinistra Barrie Keeffe, Bruno Fornasari, Tommaso Amadio, Claudio Elli, Alessandra Simone.

Valeria Prina