La donna che sbatteva nelle porte. Violenza domestica al Sala Umberto

28/01/2012

Marina Massironi continua la sua stagione teatrale. Dopo aver interpretato testi di Pennac e Pasolini, viene diretta da Giorgio Gallione in una drammaturgia tratta da Roddy Doyle. Nell’immaginario collettivo, Massironi è associata al trio lombardo Aldo, Giovanni e Giacomo; di fatto, oltre a “Tre uomini e una gamba”, “Così è la vita” e “Chiedimi se sono felice”, l’attrice lombarda ha fatto molto teatro e cinema d’autore, ricevendo anche il David di Donatello e il Nastro d’argento per “Pane e tulipani”, di Soldini.
A Roma, Marina Massironi smette gli abiti comici e affronta un monologo dal taglio sociale, “La donna che sbatteva nelle porte”. Il testo è travasato da un libro di Roddy Doyle, l’irlandese di “The commitments”, per intenderci, testo dal quale Alan Parker ha tratto un film nel ’91; un irlandese con gli occhi (e il cuore) aperti al razzismo, alla pedagogia, alla violenza. Paula (Massironi) è appunto una donna che ha subito vessazioni sin da piccola, sin da quando, dodicenne, si è scontrata con gli abusi del fratello, e poi, nel suo quartiere di periferia, è stata stigmatizzata perché fumava, perché portava la minigonna, perché era una donna. In una condizione di estremo degrado, Paula ha incontrato il bullo Charlo e se ne è innamorata. La pièce, come il libro (edito in Italia da Guanda nel ’97), ripercorre in ordine non cronologico l’evoluzione della storia d’amore dei coniugi Spencer, dal primo incontro, al (mini)corteggiamento casto, alle percosse in casa, alle liti scoppiate per futili motivi. Più che un’educazione sentimentale, quella di Paula è stata una forzata formazione sessuale. E ora, quarantenne, madre di quattro figli, alcolizzata, Mrs Spencer rivive la parabola dei suoi 17 anni di matrimonio con un Principe che azzurro, in fondo, non è mai stato. Soprattutto, Paula ci ricorda le scuse che inventava (e come lei, ancora molte donne seguitano a fare) quando si faceva curare le ferite in ospedale: per i medici era “la donna che sbatteva nelle porte”.  «Abbiamo portato in scena una storia tragica nel senso moderno del termine, anche se a tratti felicità e sorriso si intrecciano nel dramma, disegnando un ritratto di donna difficile da dimenticare» ha commentato il regista, Giorgio Gallione, autore anche della drammaturgia.
Scenografia di Guido Fiorato quasi onirica, con elettrodomestici sbilenchi in scena contro una parete di prato sintetico, quel prato di casa che Charlo ha abbandonato dopo esser stato malmenato da Paula, nel primo ed unico scambio di ruoli tra i due.
Regia dinamica per un monologo coraggioso e di forte urgenza, già miniserie per la BBC. Uno spettacolo di grande impatto.

Teatro Sala Umberto
Via della Mercede 50
Roma
Fino al 5 febbraio

Maria Vittoria Solomita