Il canto degli esclusi

25/10/2012

“Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo”.
“Amore mio ho sognato di te come si sogna della rosa e del vento”.
“Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita”.
“Ci sono notti che non accadono mai”.
“Il sogno canta su una corda sola”.
“A volte Dio uccide gli amanti
perché non vuole essere superato in amore”

Sono alcuni dei versi di Alda Merini, una delle voci più potenti e prolifiche della poesia contemporanea, cui è dedicato lo spettacolo “Canto degli esclusi” che ha alzato il sipario  sulla stagione di prosa del Teatro “Rossini” di Pesaro (19-21 ottobre 2012).
“Un consiglio per gli spettatori? - ha suggerito Alessio Boni, personaggio di spicco
della nuova scuola teatrale e cinematografica italiana, protagonista dello spettacolo
 assieme a  Marcello Prayer- Spegnere il cellulare almeno un quarto d'ora prima di
entrare in sala e lasciarsi trasportare al suono delle parole. Non serve alcuna
preparazione neanche leggere le poesie prima dello spettacolo: lasciatevele cadere addosso.”
Sul palcoscenico si crea fin da subito un'atmosfera speciale: una specie di nuvola dove anche il pubblico è trasportato, perché poesia è leggerezza. Le voci degli attori si alternano e si intrecciano per diventare una: “Abbiamo immaginato di ascoltare la  voce della Merini dettarci i versi e cercato di miscelare le parole per farle diventare un’altra lingua. Ci siamo trasformati in artigiani della parola tentando di eclissarci completamente come attori per metterci al servizio della poetessa. Non è quindi una lettura canonica: vorremmo che uscissero netti solo i versi e le emozioni dell’autrice”.
Così è stato. Inchiodato alle poltrone e senza batter ciglio, il pubblico ha vissuto assieme agli attori la passione:
All'amore non si resiste
 perché le mani vogliono possedere la bellezza 
e non lasciare tramortite anni di silenzio.
Perché l'amore è vivere duemila sogni
 fino al bacio sublime”
...l'amore:
Non ho bisogno di denaro.
 Ho bisogno di sentimenti
 Di parole, di parole scelte sapientemente,
 di fiori, detti pensieri,
di rose, dette presenze,
di sogni, che abitino gli alberi,
di canzoni che faccian danzar le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti...
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia le pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.(Non ho bisogno di denaro)
...la paura:
Ho una nave segreta dentro al corpo,
una nave dai mille usi,
ora zattera ora campana 
e ora solo filigrana 
È la mano di Fatima verde di colli,
la rosa del deserto già dura
 e una perla nel cuore:
la mia paura
...il tormento e l'ansia
Se la mia poesia mi abbandonasse 
come polvere o vento,
se io non potessi più cantare,
come polvere o vento,
io cadrei a terra sconfitta
 trafitta forse come la farfalla
 e in cerca della polvere d’oro
 morirei sopra una lampadina accesa,
se la mia poesia non fosse come una gruccia 
che tiene su uno scheletro tremante,
cadrei a terra come un cadavere 
che l’amore ha sconfitto.

Il titolo dello spettacolo  è  tratto da un verso della poetessa: “Ci sembrava significativo -dice l'attore- perché nessuno meglio di lei può parlare di esclusi e inclusi. Grazie  alla sua sensibilità ed esperienza di vita, la sua lirica ha evocato come pochi l'amore, il silenzio la follia e la sofferenza dell'animo umano”:
Io come voi sono stata sorpresa
mentre rubavo la vita,
buttata fuori dal mio desiderio d'amore.
Io come voi non sono stata ascoltata 
e ho visto le sbarre del silenzio 
crescermi intorno e strapparmi i capelli.
Com'è noto, La Merini ha conosciuto lunghi anni di depressione ed ha vissuto sulla pelle le torture e gli orrori dell’ospedale psichiatrico.
“Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo,
alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie.
I matti son simpatici, non come i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita!”


E' incredibile pensare che dopo  46  elettroshock sia rimasta così geniale, lucida, e positiva, tanto da dire poco prima di morire: “Io la vita l’ho goduta tutta, a dispetto di quello che vanno dicendo sul manicomio. Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno…. per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara”.
Pasolini diceva che la poesia, come la lirica,  è per pochi. Comunque, come diceva Alda,
 “la casa della poesia non avrà mai porte”.

Paola Cecchini