Le mitiche sorelle Labèque alzano il sipario della 53a stagione concertistica al “Rossini” di Pesaro

20/11/2012

Katya e Marielle Labèque, il più celebre ed osannato duo pianistico a livello mondiale, hanno inaugurato al Teatro “Rossini” di Pesaro, la 53a Stagione concertistica, organizzata dall'Ente Concerti (presieduto da Guidumberto Chiocci), sotto la direzione artistica di Federico Mondelci.
E' un viaggio nel Novecento quello proposto dalle mitiche sorelle di  Bayonne, dove Francia (Maurice Ravel) e Stati Uniti (George Gershwin e Philip Glass) si danno la mano in un viaggio musicale senza confini.
La suite “Ma Mère l'Oye” (letteralmente “Mamma Oca”) del musicista francese proietta il pubblico nel mondo poetico dell'infanzia: cinque i pezzi, ispirati da altrettante illustrazioni tratte da un libro di fiabe di Perrault (di qui il sottotitolo Cinq pièces enfantines):  l'opera è stata avvicinata a a Children's Corner di Debussy,  dedicata alla figlia  Emma-Claude, soprannominata  Chou-chou.
Nei suoi appunti  (1910)  il Compositore scrisse di aver semplificato lo stile e raffinato i mezzi espressivi per l'occasione: la suite appare in effetti piuttosto semplice dal punto di vista tecnico, pur possedendo  lo stesso rigore formale e la medesima profondità di ispirazione delle sue opere più complesse. Grande è comunque l'abilità "pittorica" del musicista, quella maestria inimitabile nello sfruttare al meglio la tavolozza dei cosiddetti "colori" dell'orchestra. L'esempio più nitido è  rappresentato da "Laideronnette, impèratrice des pagodes" con il suo trionfo di campanellini e cinguettii, mentre la melodia più toccante è associata al blando ritmo di una pavana ("Pavane de la belle au bois dormant"):  l'intera suite  lascia il pubblico ad occhi spalancati, come un bambino a cui si racconta una fiaba.

Alla stessa epoca (1908) risale la "Rhapsodie espagnole" in cui l'autore attinge al proprio retroterra culturale (era nato nella regione basca, al confine con la Spagna):  con l'ossessiva ripetizione di un abbozzo di tema di quattro note, l'inquietante "Prèlude à la nuit"  evoca il clima di attesa insonne prima di un giorno importante ed è seguita  da tre danze tipicamente spagnole, languide e sensuali, cariche di una strisciante tensione:"Malagueña, "Habanera" e "Feria" .
Ma  è con il repertorio americano che il teatro si surriscalda: la musica di Gershwin (“3 Préludes”, suonati per la prima volta dall'autore al  Roosevelt Hotel di New York nel 1926) offrono una sintesi unica tra le musiche di estrazione popolare (jazz, blues) e quelle di tradizione più nobile, fondendole in una miscela di immenso fascino.
Poi é la volta di “Four Movements for two Pianos” di Philip Glass (presentata per la prima volta nel 2008 al festival pianistico della Ruhr, l'evento più importante del settore a livello mondiale): le Labèque travolgono letteralmente il pubblico che tributa loro una vera e propria standing ovation alla fine della serata.

Paola Cecchini