La riedizione di un capolavoro

03/05/2008

Il teatro per Strehler era prima di tutto magia. Perchè magia è emozione e con l'emozione si possono trasmettere tutti i messaggi, anche quelli più ostici, come quelli di Brecht. Il teatro più genuino e più interessante è innovazione e sperimentazione, e deve andare sempre avanti. Per questo di base non sarei d'accordo ad un'operazione come quella che sta facendo il Piccolo Teatro di Milano da dieci anni, riprendendo di anno in anno vecchi spettacoli del suo fondatore morto. Ma trattandosi di Giorgio Strehler non posso che alzarmi in piedi ed applaudire. Standing Ovation. Un Maestro, un Genio. Lo si capisce già quando si vedono pochi secondi dei video che lo ritraggono al lavoro. Un visionario e un poeta. E per questo in questi anni non mi sono fatto mancare le riprese delle sue regie: tre volte a vedere l'Arlecchino servitore di due padroni (il suo capolavoro e sicuramente il più bello spettacolo teatrale che abbia mai visto), Giorni Felici da Beckett con Giulia Lazzarini e ora la Bambola Abbandonata, ripreso questa stagione dalla sua ultima moglie, la tedesca Andrea Jonasson (ingiustamente dimenticata dal teatro italiano dopo la morte del suo illustre marito). Il testo era stato scritto direttamente da Strehler incrociando "Il cerchio di gesso del Caucaso" di Brecht e "La storia della Bambola abbandonata" di Alfonso Sastre, due testi che rispondono allo stesso interrogativo: le cose sono di chi le lavora, di chi le migliora, le persone sono di chi le ama e le difende oppure di chi le ha ricevute senza aver fatto nulla per conquistarle? La risposta è ovvia e scontata per Strehler, già dall'aggettivo che accompagna la bambola del titolo. Il percorso per arrivare al finale, il giudizio salomonico in cui l'amore vince sulla proprietà, è lineare e giocoso, con la Jonasson che accompagna per mano i dodici bambini che compongono il cast, raccontando a loro e con loro una fiaba d'altri tempi, con maschere e costumi strepitosi, una scenografia semplice (immancabile il controluce strelheriano) e qualche attore adulto capace e istrionico (Riccardo Ballerini, Chiara Claudi, Francesco Guidi, Alberto Onofrietti, Camilla Zorzi, suonatori Anna Grazia Anzelmo, Alessandro Virzi, Francesco Zaccaria). Come piacevano al maestro del Piccolo Teatro. Lo spettacolo è accompagnato dalla musica di Fiorenzo Carpi (grande compagno di lavoro del Piccolo Teatro) suonata dal vivo accompagnando l'azione, come succedeva per il teatro antico, come succede per l'opera cinese. Con il risultato di rendere le parti dello spettacolo tratte da Brecht una specie di teatro/melologo che era proprio quello che il drammaturgo tedesco pensava per i suoi testi. Da vedere assolutamente (ora è a Roma, al Teatro Valle). E chi ha dei figli, dei nipoti o degli amici bambini li porti a teatro. Per educarli al bello, al meraviglioso, al fantastico. Per educarli al teatro.

Giona Peduzzi