Quando la moglie è in vacanza, al Teatro Manzoni

05/02/2014

Dimentichiamoci, almeno per un momento, Marilyn Monroe e il film: “Quando la moglie è in vacanza”, ora a Milano al Teatro Manzoni, è una commedia dei giorni nostri, che non soffre della censura che Billy Wilder si era imposto portandola al cinema e invece vive il sesso con lievità e spensieratezza. Almeno per lei, perché lui è da subito preda dei complessi di colpa, che in scena si materializzano.
All’apertura del sipario su grande schermo scorrono le immagini della partita: un rigore mancato è motivo di spegnimento del televisore ed ecco che, sollevato lo schermo, appare la bella scena, grande anticipazione di quanto vedremo, perché la grande libreria nella casa del protagonista ci fa capire che lui lavora nel mondo dell’editoria, mentre il balcone aperto su Roma avrà una funzione galeotta e anche la scala che non porta a nulla – quella sì di cinematografica memoria – avrà un ruolo importante.
La caduta dal piano di sopra sul balcone di una pianta è l’occasione di conoscenza tra i due. Lui è un 49enne che si sente ancora piacente, lei è una 23enne convinta che uno sposato con moglie e figlio (sia pure in vacanza) metta al riparo da complicazioni. E la storia è destinata a prendere una piega che il film aveva evitato. Ma in lui si moltiplicano i sensi di colpa, che si materializzano in dialoghi con il suo io proiettato su una parete e in fantasmi che appaiono ben visibili in scena.
Naturalmente, rispetto al film, il caldo e la temperatura elevata sono meno palpabili, anche se siamo, ovviamente, in agosto; lei è meno ingenua e non ci sono le grate della metropolitana, con la famosa scena dell’abito bianco plissettato che si solleva. Ma una passeggiata all’esterno è raccontata attraverso immagini sullo schermo in bianco e nero, come chiaro omaggio al film, perché, se è vero che è meglio dimenticarlo, qualche pensiero alla pellicola cinematografica è inevitabile. Qui, in più, ad alleggerire il tono concorrono le tante canzoni scritte per questo spettacolo da Renato Zero che vedono impegnato Massimo Ghini. Accanto a lui, oltre alle tante donne che si materializzano sotto forma di ricordi e complessi di colpa, oltre, naturalmente, a lei (Elena Santarelli) - causa scatenante del complesso di colpa – vediamo l’autore del libro che, come allegato al giornale, sta per essere pubblicato e che, come analista, lo assolve perché non di peccato si tratta. Inoltre uno scrittore, amico della coppia (e soprattutto della moglie) che risveglia in lui sentimenti di gelosia. E tutto con una splendida «confezione»: dalla luminosa scenografia (e chi non vorrebbe un soggiorno così?), con la vista su Roma che cambia colore secondo le ore della giornata, fino ai costumi, che l’occhio femminile guarda con approvazione, da quelli più giovani della protagonista a quelli da sera delle altre attrici.

Quando la moglie è in vacanza
Di George Axelrod
Traduzione di Edoardo Erba
Con Massimo Ghini Elena Santarelli
e con Edoardo Sala, Anna Vinci, Clara Costanzo, Francesca Pisanello, Chiara Rosignoli, Luca Scapparone, Davide Santoro
Musiche originali Renato Zero
Scene Aldo Buti
Costumi Ornella Campanale
Luci Adriano Pisi
musiche arrangiate e realizzate da Danilo Madonia
Regia Alessandro D’Alatri
A Milano al Teatro Manzoni dal 30 gennaio al 16 febbraio 2014

Valeria Prina