Nudo proprietario, con Rodolfo Laganą

18/12/2014

Spesso si torna sul luogo del delitto. È l'ineluttabile destino cui molti di noi non riescono a sfuggire. Laganà fa parte del nutrito gruppo. Dopo cinque anni di assenza, è ritornato a teatro, interpretando un monologo scritto col giovane Gianni Quinto e con Paola Tiziana Cruciani (già insieme nel laboratorio teatrale di Gigi Proeitti e, nei primi anni Ottanta, in varie trasmissioni televisive col gruppo comico "La Zavorra"). 

Laganà riflette sulla parabola umana, passa in rassegna temi che, ad affrontarli, si matura; quegli ambiti che non puoi esimerti dal frequentare, prima o poi. Le decisioni che prenderai faranno la differenza, scriveranno la tua storia. Allora, religione, politica, sesso&amore, sogno, 'a maggica, la proprietà. Quanto siamo proprietari della nostra vita, in una società che ci imbriglia tra scuole, istituti di credito, assicurazioni, fedi varie (calcistiche, matrimoniali, religiose)? "Il tempo passa e nun se ne va. Resta tutto lì e te lo senti addosso": è un tempo che ti sconquassa i pensieri, te li stravolge, alle volte te li perde. Le scene di Alida Cappellini e Giovanni Licheri ben riproducono quel caos di ricordi che pure vogliamo inscatolare per poterne usufruire a piacimento, chissà quando.
Mentre Laganà prosegue nel suo monologo agrodolce, il pubblico empatizza con un narratore che porta in scena 57 anni di vita. L'ultimo neurone rimasto (Gianni Quinto, anche autore del testo) di tanto in tanto fa capolino tra i ricordi, dà qualche input al "suo proprietario", se la memoria cede. Questo almeno è l'éscamotage. Si continua a sorridere; il pubblico è talmente attento e partecipativo da aggiungere una battuta al copione, strappando a sua volta una risata a Laganà.
Eppure zoppica. Non il personaggio, zoppica Laganà. Il suo neurone lo sostiene fisicamente, lo accompagna sul  divano, una, due, tre volte. Probabilmente, quella frase secca che per molti era già nota, per altri è stata una vera agnizione: "Da quattro anni sono malato di sclerosi multipla". Svolta. Di qui in poi, Laganà sembra divertirsi più della platea, molto più della galleria. Sollevato, continua a fare quello che ama, teatro.
Il pubblico, invece, incassa il colpo di un messaggio che stride coi deliri natalizi d'onnipotenza: non siamo proprietari della nostra vita, piuttosto, restiamo abbastanza nudi. E allora tocca diventare tenaci e volitivi, in ogni circostanza e contro ogni aspettativa. Per il resto, Buon Natale.



Teatro Ghione, fino al 21 dicembre
Nudo Proprietario
testo di Rodolfo Laganà, Pola Tiziana Cruciani, Gianni Quinto
con Rodolfo Laganà e Gianni Quinto
scene Alida Cappellini e Giovanni Licheri
musiche Andrea Tosi

Maria Vittoria Solomita