Titus - Commedia Pulp

18/01/2015

Presso il Teatro Trastevere a Roma è attualmente in scena, e terminerà il 25 gennaio 2015, lo spettacolo Titus-Commedia Pulp. Il sodalizio teatrale le Cattive Compagnie continua a proporre un originale teatro all'insegna del noir, questa volta confrontandosi con la tragedia shakespeariana più violenta mai uscita dalla penna del maggiore tra i drammaturghi inglesi: il Tito Andronico (1588 – 1591).

Titus-Commedia Pulp, questo è il titolo del riadattamento con la regia di Leonardo Buttaroni. L'opera alla quale si ispira questo spettacolo fu la prima scritta da Shakespeare e nella regia di Buttaroni se ne colgono assai bene gli impulsi talvolta grotteschi, ma ancor più spesso crudeli, per non dire a tratti puramente folli, mostrando molti dei protagonisti come quasi paradossali e ben poco credibili. La pièce in questione è da molti anglisti considerata forse la peggiore, almeno tra le tragedie, tra quelle scritte da Shakespeare, proponendo una vicenda assai banale, all'insegna di una vendetta granguignolesca, priva di qualsivoglia complessità nell'intreccio – una delle sublimi caratteristiche dell'autore di Stratford-upon-Avon – e persino confusa e grezza: Saturnino è, al contempo, un prototipo dei villain più abietti e assetati di potere in Shakespeare, ma anche dei suoi “buffoni”, un miscuglio che riduce parecchio l'incisività del personaggio. Non per nulla il celebre critico letterario Harold Bloom affermò come questa opera non dovesse essere assolutamente presa sul serio; dunque quasi una “macchia” nel corpus teatrale shakespeariano.

Lo spettacolo ha una narrazione dal ritmo incalzante, inserita in uno scenario apocalittico. Molto belli i costumi, nei quali ci sembra vengano rielaborati quelli della saga filmica di Mad Max. Segnaliamo inoltre una scenografia che, malgrado non sia ricca, presenta vari spunti originali.  Suggestiva è poi la scelta di far spesso muovere gli attori tra il pubblico, riprendendo in tal modo la lezione di Antonin Artaud, con l'utilizzo inoltre di tutto il palcoscenico; non si può certo dire di assistere a una rappresentazione statica! La recitazione è in generale di un livello discreto, spesso affettata, seppur tecnicamente valida. Tra gli attori si distingue Gioele Rotini, il quale interpreta contemporaneamente i due figli di Tamora (Chirone e Demetrio): l'unica grossa licenza presa in questo adattamento, ovvero fondere due personaggi in uno, con l'astuto espediente della schizofrenia.

Trattasi di uno spettacolo dalla matrice pulp, ma fedele al testo letterario. Dopo la mediocre versione filmica (1999) di Julie Taymor, nella quale spicca nel cast Anthony Hopkins e dove anche il quel caso si è tentata una rilettura della tragedia shakespeariana in chiave moderna, lo scenario romano ce ne propone una teatrale decisamente più apprezzabile. La buona regia di Buttaroni ci regala momenti talvolta punk, ma ancor più spesso dal taglio dark. Il Tito Andronico non è certo una opera facile da rappresentare, senza scadere nella “banalità” del massacro e della vendetta a tutti i costi. Fortunatamente, in Titus-Commedia Pulp si è ovviato a questo palese limite del testo originario, concentrandosi su dei momenti di crudele ironia, perlopiù comunicati dal personaggio del malvagio moro Aronne (Alessandro Di Somma). In breve, uno spettacolo del quale caldeggiamo la visone, con una sola perplessità: non abbiamo davvero compreso il motivo per cui gli autori di questo adattamento ci tengano così tanto a legare il proprio lavoro allo stile di Quentin Tarantino, del quale non vi è traccia in questa rappresentazione teatrale. In aggiunta, la parabola del cineasta italoamericano è da parecchio tempo in fase calante. Ragion per cui, utilizzarne il nome per darsi un tono autoriale ormai non ha molto senso.

Riccardo Rosati