Casanova

30/01/2015

Acclamato (anche) dal grande pubblico per le prove d’attore ne La Grande Bellezza di Sorrentino, La Bella Addormentata di Bellocchio e Il Rosso e il Blu di Piccioni, insignito del Nastro d'Argento alla Carriera nel 2013, Herlitzka ritorna ad essere diretto a teatro da Nadia Baldi. I due hanno già lavorato insieme ne Il  Soccombente, di Thomas Bernhard. Si ripetono, allora, alcuni elementi chiave: le scene herlitzkacentriche, la scenografia minimalista, la finestra sull'effimero, l’Io narrante-Herlitzka nel contempo baricentro di un passato che torna a reclamare i suoi diritti e hic&nunc disturbato da figure femminili.
Marina Sorrenti, Franca Abategiovanni, Carmen Barbieri, Giulia Odori, Rossella Pugliese sono le donne carnali che sul palco insistono in una polifonia disturbante, riportano alla memoria di Casanova ricordi acidi. “L'inferno sono le altre” si potrebbe parafrasare Sartre: l'Oltretomba di Casanova è animato da donne surreali, in corsetto, panier e acconciature barocche ad incorniciare visi pallidi, come schizzati fuori da una tela di Francis Bacon, con sfumature orrorifiche.

Esattamente, la nottataccia ricreata a teatro è quella intercorsa fra il tre e il quattro giugno del 1798, quando Giacomo Casanova sospetta di vivere l'anticamera della Morte. Ospite da tredici anni nel castello di Dux, in Boemia, dove il conte di Waldestein gli ha assegnato il posto di bibliotecario di palazzo, Casanova deve cedere il suo appartamento per degli ospiti (oramai ritenuti) evidentemente più pregevoli di lui. Ha compiuto settantatre anni il mese precedente, brindando e convincendosi di essere malato; ora peregrina per il castello, in cerca di una sistemazione più modesta della sua abituale, assalito dalla febbre. Prova ad aprire varie porte e, intorno alla mezzanotte, riesce nel suo intento: la stanza è buia, la porta si richiude dietro di sé e Casanova è costretto ad interfacciarsi con le cinque donne che sembrano pendere dall'alto come pupi, malefiche marionette. La prima a parlare, in rappresentanza delle altre, è la Straniera: indaga, confronta, scava nel passato; seguono le altre, a turno. Tutte nitriscono sprezzanti, fastidiose. Casanova nega la propria identità fino allo stremo: cerca di difendersi da ogni accusa e di evitare la pena capitale.

La scrittura di Ruggero Cappuccio presenta un quadro velenosamente dolce di uno degli uomini più discussi, invidiati e denigrati del XVIII secolo. Quel ruolo cristallizzato di seduttore vanesio è scardinato dalle stesse parole di Casanova: egli è solo un cronista, uno scrittore, probabilmente di estrema abilità, ma in fondo un capro espiatorio per chi certi desideri pruriginosi voglia e vorrà soddisfarli, realmente.

Herlitkza riesce a pieno nella prova. E poiché squadra vincente non si cambia, anche per questo lavoro, la messinscena utilizza le ambientazioni videografiche minimaliste di Davide Scognamiglio e le musiche di Marco Betta. La regia di Nadia Baldi si muove oltre il tempo e il luogo, lungo un binario onirico carico, però, di carnalità e ambiguità. A dimostrazione che Casanova resta, nel nostro immaginario, il seduttore capace di smuovere le carni al solo nome.


Al Teatro Arcobaleno fino all'8 febbraio. Poi, tra le altre città, Torino, Napoli e Salerno.
Casanova
testo di Ruggero Cappuccio
con: Marina Sorrenti (la Straniera), Franca Abategiovanni, Carmen Barbieri, Giulia Odori, Rossella Pugliese
Regia: Nadia Baldi
Musiche: Marco Betta
Costumi: Carlo Poggioli
Progetto scena: Mariangela Caggiani
Progetto Luci: Nadia Baldi

Maria Vittoria Solomita