Il Toyboy di mia madre

22/11/2015

Scritto da Marco Mazza, “Il Toyboy di mia madre” pone sotto la lente l'attuale propensione a mischiare piano privato e scena pubblica, lavoro e affetti, tutto per una giusta causa, cioè la ricerca di un senso. Ammesso che un senso, poi, ci sia, in fondo a qualcosa di poco leggero.
La domanda centrale è: fin dove sono disposto a spingermi per un sogno? Che poi è la ragione, il senso, della mia vita. Mah.
Il testo messo in scena gioca molto sulla presenza o meno di senso, unico o plurimo. Lo spettatore ci ride su, alcune volte meno, ma è soddisfatto.

Quello ben diretto da Eleonora Pariante (tra i personaggi cattivi di “CentoVetrine”, a teatro regista e attrice) è uno spaccato del nostro quotidiano, dove l'apparire conta più dell'essere e finisce col conferirgli un senso. Due persone passano del tempo insieme, si fanno vedere insieme, ergo, stanno insieme. Di qui alle nozze il passo è brevissimo e odoroso di fiori d'arancio.

I protagonisti sono Luca (il tatuato Manuel Ferrarini), un emiliano “usato sicuro”, aspirante attore trasferitosi a Roma in cerca di successo, ed Elena (l'elettrica Laura Monaco), padrona della casa trasformata in galleria, dato che non riesce a vendere un solo quadro, pittrice squattrinata nonché cantante mancata. I due sembrano sbucati fuori da un talent della De Filippi.
Convivono, non sono fidanzati, come si potrebbe pensare vedendoli insieme. Si sa che il cervello risparmia attività neuronali, prende scorciatoie e giunge a facili conclusioni. I due dividono lo stesso appartamento tentando di evitare l'omicidio. Tanto basta per farceli immaginare innamorati.
I toni sono sopra le righe, come l'altra situazione di coppia che porta all'esplosione di una serie di bombe: la madre di Elena, la milfona Giusina, annuncia le seconde nozze. Lo zebrato sposo (Andrea Carpiceci, scattante e solare come uno spot TV) non andrà bene ad Elena, neanche a dirlo: giovane, carino, zebrato-come-sua-madre e acefalo. Da copione un cacciatore di dote, è evidente, è sotto gli occhi di tutti. La Palice avrebbe confezionato bei necrologi sui quattro tipi in scena.
L'agnizione a fine commedia fa riflettere. E riflettiamo tutti, in sala. E' evidente.

La regia di Eleonora Pariante potenzia le caratteristiche dei vari attori. I costumi di Alessandra Rollino e la scenografia di Manuela Barbato caricano fino alla macchietta dei personaggi coi quali si empatizza fino a provarne tenerezza.
Al Teatro de' Servi fino al 22 novembre. Poi a Milano al Teatro Martinitt.


Il toyboy di mia madre
di Marco Mazza
regia Eleonora Pariante
con Andrea Carpiceci, Manuel Ferrarini, Laura Monaco, Eleonora Pariante
Scene e disegno luci Manuela Barbato
Costumi Alessandra Rollino
Coreografia Marco Rea
Musiche Stella Ziino

Maria Vittoria Solomita