Sister Act

18/12/2015

Vi ricordate la mitica Whoopi Goldberg in Sister Act – Una svitata in abito da suora? Film del ’92 che, al primo passaggio su Rai Uno, ottenne oltre il 37% di share? Ecco, quello che vedrete a teatro non è esattamente la stessa cosa. Ovvio, perché i media sono diversi, il linguaggio anche, i mezzi economici ridimensionati, il cast canta in italiano. La storia dalla quale si parte è nota ai più: la cantante di night Deloris assiste, suo malgrado, ad un efferato omicidio perpetrato dal suo amante Curtis (nel film Vince), fedifrago impenitente, che continua a preferirle la moglie. Deloris, che fino a quel momento ignorava la condotta malavitosa di Curtis, se ne allontana impaurita. Scatta la denuncia alla Polizia e la copertura fino al processo, quando dovrà testimoniare contro l’uomo. Per proteggerla, il commissario Eddie sistemerà Deloris in un convento. Qualche intreccio è stato aggiunto, alcuni personaggi sono stati felicemente caricati da accenti regionali o movimentati da una gestualità macchiettistica. Ovvio, il teatro non è il cinema, né si può paragonare l’esperienza televisiva alla fruizione da platea. Per godere a pieno di “Sister act” bisognerebbe andare al Brancaccio senza aspettative e sospendere il giudizio fino alla chiusura definitiva del sipario, a quasi tre ore dalla sua apertura.
Saverio Marconi, il papà del teatro musicale italiano, dirige con esperienza un cast che in alcuni punti eccelle ed è decisamente ben amalgamato. I ventidue selezionati duramente lo scorso aprile reggono la prova. Nel cast, anche una travolgente Claudia Campolongo nei panni di Suor Maria Lazzara, dei gangster imbranati ma vocalmente equipaggiati alla BeeGees (Renato Crudo aka TJ, nipote del boss, inutile scagnozzo ma notevolissima voce; Felice Casciano/boss Curtis, con la voce calda in stile Barry White;); un televisivo Pino Strabioli in gran forma nel ruolo del Monsignor O’Hara; l’inflessibile Madre Superiora/Francesca Taverni con inclinazioni rock (già apprezzate in Cats, Mamma mia, Next to normal, A chorus line) e una guest star d’eccezione, Suor Cristina. La 27enne di Comiso che, dopo la partecipazione al talent The voice of Italy, ha spopolato con milioni di visualizzazioni per le sue performance canore su YouTube sarà in scena solo per alcune date. La religiosa veste i panni della novizia suor Maria Roberta, un personaggio che in qualche modo le somiglia: «La novizia è una ragazzina, ancora non ha ricevuto la chiamata e si trova a scegliere tra il mondo esterno e il convento. Si farà tante domande, ma poi deciderà di donarsi completamente al Signore. In fondo è stato così anche per me quando ho fatto la mia scelta.» Sul palcoscenico si alternerà con la sorprendente Veronica Appeddu, in modo da conciliare i suoi impegni conventuali e cristiani.
Ed ecco il punto, il ruolo dell’esuberante Deloris, la Suor Maria Claretta dai tratti somatici di Whoopi Goldberg, il ciclone che travolgerà la tranquilla vita del convento è la madrilena Belìa Martin. Peccato i provini non abbiano messo in luce un’italofona all’altezza del ruolo. Dunque, i brani musicali in scaletta sono venticinque, scritti dal premio Oscar Alan Menken, (autore di colossi sonori Disney della risma di Aladdin, La bella e la bestia, La sirenetta), per shakerare il pubblico tra atmosfere soul, funky, disco anni Settanta, pop Broadway style e gospel. Una macchina da guerra per sentimenti. Il testo e le liriche sono state tradotte con cognizione da Franco Travaglio, eppure sembra che il teatro musicale in Italia debba essere contraddistinto dall’incomprensione. Il palcoscenico italiano probabilmente è legato ad un’idea di musical uacciu-uari: se lo capisci, godi solo a metà. Quindi, per poterci sollazzare, o i testi inglesi devono essere interpretati da non-native-English-speakers (ma le cose stanno cambiando, Deo gratias!), o, come in questo caso, quel non so che di esotico è garantito dall’esecuzione di testi italiani da parte di una cantante che ha l’italiano come L2. Voce assai pregevole, ma alcune concordanze si perdevano e delle battute faticavano ad entrare. Sicuramente entro fine tournée Belia Martin si perfezionerà e la sua interpretazione risulterà ulteriormente potenziata.
I costumi di Carla Accoramboni accompagnano l’occhio nelle varie scene progettate da Gabriele Moreschi. Tutto è fluido, l’intera macchina cresce in potenza nel corso della messinscena, con un’esplosione finale di colori e sonorità. Svetta sull’immaginario collettivo un patchwork di paillettes e rosari, che stimolano una riflessione sul senso del Caso e su certi incroci vitali che, come le vie del Signore, hanno combinazioni infinite. Natalizio 100%. 

Teatro Brancaccio. Fino al 24 gennaio 2016
Con: Belìa Martin, Francesca Taverni, Pino Strabioli, Felice Casciano, Marco Trespioli, Claudia Campolongo, Manuela Tasciotti, Veronica Appeddu, Silvano Torrieri, Vincenzo Leone, Renato Crudo, Brian Boccuni, Giancarlo Capito, Giulia Dascoli, Jessica Francesca Lorusso, David Marzi, Marzia Molinelli, Valentina Naselli, Elena Nieri, Rosa Odierna, Marco Pasquini, Helen Tesfazghi
Regia Saverio Marconi
Direttore musicale Stefano Brondi
Coreografie Rita Pivano 
Scenografie Gabriele Moreschi
Direttore di produzione Carlo Buttò
Costumista Carla Accoramboni
Disegno luci Valerio Tiberi
Disegno suono Emanuele Carlucci


Link al promo dello spettacolo  https://www.youtube.com/watch?v=uIRyCgAm57k

Maria Vittoria Solomita