Il Grande Gatsby a Teatro

25/01/2016

Uno dei classici della letteratura americana del Novecento sarà in scena a Roma, presso il Teatro Stanze Segrete, sino al 31 gennaio 2016. Trattasi di un suggestivo adattamento teatrale in chiave noir affidato a Rachele Studer e Riccardo Eggshell, con la regia di Matteo Fasanella (nei panni di Jay Gatsby), che riteniamo, dopo aver visto anche il suo “DarkPlay”, una promessa del teatro italiano, specialmente come “metteur en scène”. “Il grande Gatsby” (tit. orig.: “The Great Gatsby”) è un celebre romanzo dello scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald (1896 – 1940), pubblicato per la prima volta a New York nel 1925.

“Il party ha inizio”, così il pubblico viene accolto da un elegante maggiordomo, come per dire: “accomodatevi e osservate”. Seduti in posti stretti, si è immediatamente catapultati in un salotto dove è quasi possibile toccare gli interpreti, immergendosi in una pièce dal sapore totalmente modernista e borghese. Parliamo di una opera teatrale capace di trasportare emotivamente lo spettatore negli anni '20; quei “Roaring Twenties” segnati da spregiudicati capitani d'industria dal passato ben poco chiaro e da una espansione elefantiaca delle mode e della sete per una vita alla insegna del divertimento. Una epoca sicuramente fertile da un punto di vista culturale, la quale dall'Occidente si è perfino riverberata nel lontano Giappone, con la cosiddetta Democrazia Taishō. Purtuttavia, questo fermento vitale ha prodotto per lo più vacuità, generando una cieca miopia che risulterà poi nella Seconda Guerra Mondiale. La pièce di Fasanella, tramite delle atmosfere rarefatte e decadenti, e nel pressoché perfetto rispetto delle unità aristoteliche, racconta senza sconti il nichilismo di tale periodo, il quale si cristallizza nell’infrangersi del sogno americano.
Tra fiumi di alcol e tradimenti vissuti con gran disinvoltura, fa patetica mostra di sé il consueto cinismo del mondo moderno. Una lussuosa festa lunga uno spensierato dramma; una tragedia che si consuma nella indifferenza di un benessere che nulla può contro i mali della corruzione morale, quando la parola “amore” non solo si svuota, ma prende addirittura la parvenza di suono cacofonico.

Ancora una volta la Darkside LabTheatre Company dimostra che andare a teatro è tuttora non solo possibile, ma utile. Già, per comprendere e sentire le emozioni, così da governarle. Tutto il contrario della insopportabile vita artefatta di oggi; una offesa per la mente pensante. Ritroviamo allora la massima cura per le musiche e i costumi (Costanza Boncompagni), nonché il sapiente utilizzo della scena da parte dello scenografo Paolo Carbone (due volte Premio Cerami per “Titus” e “Fight Club”), malgrado una spazio certo assai “intimo”, benché decisamente ridotto.

Tirando le some, che altro dire di questa versione teatrale del romanzo di Fitzgerald? Chissà, come studiosi di letteratura anglosassone non ci sentiamo proprio di considerarlo quel capolavoro che molti ritengono. Ciononostante, esso ha una sua utilità nel mostrare la vera faccia del capitalismo. Persino meglio che nella forma scritta, questo adattamento per il palco è capace di stigmatizzare la ormai pluridecennale incapacità dell'uomo moderno di vivere, incarnata dal personaggio di Gatsby e nel suo credere fermamente in un: “futuro orgiastico”. Colpiscono le parole di una delle protagoniste femminili, quella bella e cinica Jordan Baker che meglio degli altri si mostra capace di sintetizzare il senso di questa storia in una singola, quanto semplice, domanda: “Ma che epoca è mai questa?!”. Allo spettatore la facile risposta; a meno che non si voglia continuare a credere nella “fabula americana” che la felicità arrivi grazie ai danari e al successo, senza che si abbiano talento e particolari virtù. Di Jay Gatsby il nostro mondo ne produce in continuazione, spetta a noi metaforicamente spogliarli dei loro abiti firmati, delle belle case e le tante donnine allegre, vedendoli finalmente per quello che sono... dei poveracci!

Riccardo Rosati