I 39 Scalini

23/02/2009

Tranquillo, mio caro Hitchcock, ben pochi degli spettatori di “I 39 scalini” ricordano il tuo film e sono dunque in grado di cogliere quanto lo spirito del tuo film sia stato travisato. Del resto già avevi sopportato altre due trasposizioni cinematografiche, certo non eccelse, ugualmente tratte dal romanzo di John Buchan.
Tacitato Hitchcock, che forse da lassù ha altro da guardare,  è bene non cercare un raffronto con il film del grande Alfred, anche se nel corso dello spettacolo viene invece evocato con la musica, compreso una quasi-doccia con la famosa musica di Psycho. Lo spettacolo dimostra invece come sia possibile catturare l’attenzione del pubblico senza scenografia (ma molta fantasia), con ben poca attrezzeria, poche semplici luci, quasi senza attori. Per lo meno per quanto riguarda il numero, perché in quattro fanno una trentina di ruoli. Il risultato è un buon ritmo, un accento comico (che suscita molte risate in sala), mentre appare un pretesto la storia di spionaggio con risvolto romantico, con il protagonista in fuga per cercare di far emergere la sua innocenza e la ragazza che dopo aver diffidato del protagonista reputandolo colpevole, se ne innamora (un classico in Hitchcock).

I 39 scalini è interpretato da Manuel Casella – è il protagonista, il giovane che prima  racconta la sua noia e poi  è costretto a scappare - e da Nini Salerno, Roberto Ciufoli, Barbara Terrinoni. E’ a Milano al Teatro Carcano fino al 1° marzo.

Valeria Prina