Romolo il Grande

09/03/2009

Mariano Rigillo torna a Milano. Lo fa con un testo ben poco conosciuto, ma che riserva allo spettatore non poche sorprese. Come “La visita della vecchia signora”, il testo di Durrenmatt più conosciuto, scritto alcuni anni dopo, questo “Romolo il grande” ha una vena grottesca. Ma non solo. Definito «una commedia storica che non si attiene alla storia» ci presenta Romolo Augustolo, ultimo imperatore di Roma, non come un ragazzino travolto dagli eventi come ci racconta la storia, ma come un uomo di mezza età, interessato più alla pollicoltura, disincantato, convinto che tutto debba essere distrutto per poter avviare una ricostruzione. Dopo i primi due atti, che calcano più sul grottesco, il terzo è fonte di molte considerazioni. Molte sono le battute fulminanti e che ci parlano di un periodo che va ben oltre l’impero romano. «Lo stato si fa chiamare patria quando si accinge a compiere massacri» dice in questo terzo atto Romolo Augustolo.
L’aspetto comico della vicenda aiuta a catturare l’attenzione, riportandola all’oggi, grazie a costumi, musiche, avvisi di arrivo dei Germani, che fanno pensare a epoche più vicine a noi. Per Durrenmatt è l’occasione per condannare quanto successo pochi anni prima – la commedia è stata rappresentata la prima volta nel 1948 – e da bravo svizzero non perde l’occasione per deridere i tedeschi, qui chiamati germani.
Divertimento e riflessioni si intrecciano, dunque, in uno spettacolo godibilissimo, recitato alla grande da Mariano Rigillo, che, con variazioni di voce, riesce a trascinare il pubblico, di volta in volta, al riso, alla considerazione più seria, al disincanto. Accanto a lui, una folta compagnia di attori tutti ad alto livello.

Romolo il grande di Durrenmatt a Milano al Teatro Carcano fino al 15 marzo.

Valeria Prina