Alla meta

02/04/2009

Abbiate paura di qualunquismo, opportunismo, egoismo, vacuità: siete, appunto, di fronte a delle maschere sufficientemente inquietanti. La compagnia del Teatrino Giullare ha scelto per Alla meta di Bernhard una messa in scena che non passa certo inosservata. Siamo alla vigilia della partenza per la vacanza al mare e la madre dialoga con la figlia: la prima ha una maschera sul volto che non si toglierà mai, la seconda, addirittura, è un manichino che si muove con molta rigidità, depone i vestiti in un baule e dice poche parole. A pronunciarle, con una voce che non  tradisce l'interprete, è quello stesso attore che, successivamente, ci appare come l'ospite - non molto voluto dalla madre e atteso dalla figlia - per qualche giorno di vacanza al mare. E' un autore di teatro, che loro hanno appena visto sulla scena. Molto applaudito, perché ormai la gente applaude sempre, dice la madre. A teatro c'è sempre qualcosa di nuovo, se vogliamo vedere il nuovo, dice la figlia. "Si salvi chi può" è il titolo della pièce teatrale di cui le due parlano. Si parla dunque anche di cose importanti, ma senza dire grandi cose. Perché l'anziana madre «si è lasciata vivere», sposando un uomo soltanto perché ricco, con una fonderia e una casa al mare, un uomo senza spessore, capace di ripetere all'infinito «Tutto è bene quel che finisce bene». O almeno così è apparso alla donna, che così ce lo racconta. La messa in scena del Teatrino Giullare riesce dunque a rendere perfettamente questa pochezza e questa attesa di raggiungere una meta che si sa già essere deludente e riesce così a catturare l'attenzione del pubblico, affascinandolo anche con l'ottima interpretazione degli attori.

Alla meta di Thomas Bernhard diretto e interpretato dal Teatrino Giullare, a Milano, al Teatro Libero, fino al 5 aprile.

Valeria Prina