Aspettando Godot

16/04/2009

Il teatro Libero si è trasformato per accogliere questo Aspettando Godot. Dietro allo stitico alberello beckettiano le pareti nere sono state ricoperte di teli bianchi per permettere alla luce di colorare dal rosso al blu, ricordando così il trascorrere del tempo in attesa di qualcosa che non arriverà mai.
I due protagonisti, Vladimir ed Estragon, parlano molto, senza dire nulla di veramente importante e lo stesso fanno Pozzo e Lucky che improvvisamente irrompono in scena. La scelta registica è quella di far muovere molto gli attori in scena, anche sfruttando in parte la platea. Ma sembra un movimento fine a sé stesso, metafora dei nostri giorni – e a un certo punto si parla infatti di euro – quando i movimenti sono solo apparenti, in attesa di una soluzione che sembra non arrivare mai.
Il testo di Beckett, come si sa, non è facile, ma regista prima e attori in scena sono bravi a catturare e mantenere l’attenzione del pubblico, puntando su movimenti, intonazioni e cambi di voce. Il pubblico viene dunque catturato e spinto a riflettere sulla difficoltà di comunicare, sull’errore di una attesa miracolistica, sull’incapacità di affrontare delle scelte, elementi tutt’altro che lontani da un comune modo di vivere attuale, quando le azioni sono spesso solo superficiali.

Aspettando Godot di Beckett, regia di Gianfranco Pedullà, con Marco Natalucci, Nicola Rignanese, Daniele Bastianelli, Alessandra Bernardeschi, Tito Anisuzzaman al Teatro Libero dal 14 al 20 aprile.

Valeria Prina