La Traviata

20/04/2009

Una grande opera in grado di soddisfare gusti differenti. Questo è sicuramente La Traviata. Su tutto la grande musica di Verdi con tante arie belle e famose, che si susseguono, alcune parti corali, i costumi sfarzosi in occasione delle due feste. E non dimentichiamo la storia: romantica, ma anche non fuori dalla realtà, ripresa dal romanzo di Dumas che aveva raccontato una storia vera. Una storia non per palati borghesi e infatti allora fece scandalo.
E’ sicuramente giusta, dunque, la scelta di questa opera per chiudere la breve stagione lirica al Teatro Ciak Webank, a Milano, un teatro non nato per questo genere – che cosa succede dietro le quinte in certi momenti? E che cosa succede all’esterno? -, ma che ai rumori inopportuni sa opporre dei vantaggi. Prima di tutto di essere un teatro alla portata di tutti, che non incute timori reverenziali, come può invece essere la Scala, ha un alto numero di posti e può dunque offrire la possibilità a molti di avvicinarsi all’opera. Compreso i giovani, che poco la conoscono, ma ne sono incuriositi. Del resto l’opera allora aveva una connotazione popolare e Verdi ben la incarna.
L’edizione vista al Ciak ha il merito di poter avvicinare un pubblico numeroso, offrendogli la possibilità di ammirare delle belle arie, ben interpretate e un coro ad alto livello – come già era emerso con il Nabucco, prima opera di questa stagione al Ciak -, come i ballerini, seppure impegnati solo in un breve momento, un’ottima orchestra per uno spettacolo piacevole e con l’indubbio merito di entusiasmare e dunque poter far scoprire la lirica come un momento di spettacolo piacevole e non «paludato». Ora si spera che l’operazione non finisca qui e la stagione riprenda, magari cercando di togliere quei difetti come i «rumori fuori scena».

Valeria Prina