Apocalisse Rimandata

17/06/2009

Bretelle e cravatta nera, colletto bianco e sneakers rosse: il tricolore dell’indignazione  è dato. Parla così, o meglio sparla, per un’ora, Giulio Cavalli; lo fa stando ritto immobile, camminando, inerpicandosi su un pulpito, commentando immagini proiettate su un maxischermo, circumnavigando un macchinario industriale che campeggia la scena. La mimica è dell’attore e regista lodigiano, il testo del prolifico duo Fo-Rame.
Al pari del satirico Nobel –e ricordando movenze e intonazioni del Rossi televisivo– il factotum Cavalli si presenta come un “giullare che ride delle malefatte del Re”. Oggi, però, complice un nefasto rovesciamento delle funzioni sociali, “i giullari viaggiano con la scorta”; o vengono relegati al cinema, aggiungiamo noi, con Michael Moore e Sabina Guzzanti.  A parlare di ecologia, poi, finiscono nelle arene.
Al NTFI Cavalli propone il suo teatro civile, dopo averlo sperimentato con Linate. 8 ottobre 2001, Bambini a dondolo e Do ut des. All’Augusteo è L’Apocalisse rimandata, ma delineata già 50 anni fa dal geofisico americano Hubbert, che con l’invisa teoria del picco aveva previsto una tragica estinzione delle risorse petrolifere entro il 2020. Ma quella dell’Augusteo è anche la Benvenuta catastrofe, quasi propizia perché costringe a riflettere sullo sfruttamento del Pianeta e sulle energie alternative, spronando ad un produttivo impegno civico.
In 60 minuti una casistica di danni ambientali e malcostume italico, un atto unico in cui la platea è svegliata da una corposa miscela di inchiesta, teatro e divulgazione scientifica, con appendice giornalistica sulla questione dei rifiuti in Campania, firmata a quattro mani col giornalista Emiliano Fittipaldi.
Dopo una pars destruens, in cui è quasi visibile il cataclisma –con surriscaldamento della Terra, effetto serra, spauracchio del ritorno al nucleare, smaltimento di immondizia e di scorie radioattive– giunge salvifica la catastrofe. E dopo il black-out, una nuova luce; rigorosamente a basso consumo.

Maria Vittoria Solomita