I Babilonia Teatri al b.motion di Bassano del Grappa con un trittico di rara ferocia

08/09/2009

Vincitori del Premio Scenario 2007 con “Made in Italy”, i Babilonia Teatri sono tornati a Bassano del Grappa, a quel B.motion  - costola dell’OperaEstate Festival Veneto - che fa dei linguaggi innovativi il suo tratto peculiare. Nel comune vicentino i Babilonia sono di casa: dal loro debutto nel 2007 ad oggi hanno portato in scena tutte le loro produzioni; quest’anno ne hanno presentato addirittura tre. 


Ad aprire la terna, “Special Price”, il lavoro che Enrico Castellani e Valeria Raimondi hanno realizzato per il Teatro Stabile di Innovazione del Veneto La Piccionaia, in qualità di autori-registi. In scena, al loro posto, Carlo Presotto, direttore artistico e attore storico della compagnia vicentina, affiancato da Matteo Balbo. 20’ cadenzati sul martellante susseguirsi di riflessioni sul cibo, “sul ci-cibo: la ci-cotoletta di pi-pollo o di emme-maiale?” direbbero loro. Il perverso rapporto che abbiamo con gli alimenti, minisedativi che ci concediamo per superare un costante spleen esistenziale. Questa ossessione prende una forma che rispetta il contenuto, anzi, lo valorizza. In “Special Price” sono giustapposte frasi e parole disintegrate, slogan e acronimi da catena alimentare: tutto con l’impiego di tecnica corale. Concepito per i ragazzi, godibilissimo dagli adulti.


Altra analisi della realtà è “Pop star”, un noir che mutua colori sgargianti dai costumi dell’intera compagnia: Valeria Raimondi ed Enrico Castellano  -questa volta sul palco- ed Ilaria Dalle Donne.   Una truce storia di osterie venete, omicidi, violenze sessuali e solitudine. Tre vite intrecciate in un vortice di particolari pulp, attraverso una descrizione tanto evocativa quanto dissacrante. In piedi, nelle loro bare foderate oro, i tre cadaveri – contraddistinti dai cartelli A, B e C fermi sui feretri- ripercorrono le ultime giornate della loro (e nostra, per quanto il ritratto assuma connotati nazionali) vita, le nevrosi, le debolezze, i pessimi rapporti coi genitori, l’ansia da prestazione, il festival di Sanremo. E proprio all’emblema della gara canora italiana è dedicata l’ultima sequenza di “Pop star”: i cadaveri-cubisti si dimenano in una schizofrenica coreografia sulla “pausiniana” Solitudine, concorrente a Sanremo ’93. 


La terza riflessione è sulla vacuità che ha colonizzato il cervello dei fruitori di informazione, in Italia. “Pornobboy” è la cronaca della pornografia brutale e monotona della cronaca (in scena a Bassano il giorno in cui al Festival di Venezia ha trionfato Videocracy, di Erik Gandini). In una sorta di cortocircuito scenico, i Babilonia affiggono ad un pannello dalle dimensioni pop locandine dello spettacolo, per poi tornare al centro del palco con indosso gli stessi abiti della foto: è la pagina che prende forma, la notizia che si fa 3D. Segue, allora, un’intelligente pastiche di titoli giornalistici, proverbi, filastrocche e luoghi comuni; gli attori cantilenano, con lo sguardo fisso oltre lo spettatore, quasi appellandosi ad una coscienza collettiva, ma lobotomizzati, specchio dei couch-potato infodipendenti. Da Cogne a Perugia, da Carlo Giuliani ad Eluana Englaro, passando per  la nazionale di calcio, il trio sberleffa la costante ricerca di particolari scabrosi, la spettacolarizzazione delle tragedie, le pretese di onniscienza, oramai tratti distintivi della nostra società. La forma linguistica è la consolidata: tende all’accumulo, in una logorrea di 50’, voluta quasi insostenibile. Proprio questo ritmo potenzia la mimesi del telespettatore alienato, bombardato da notizie, che sa solo ripetere inebetito lanci di TG, occhielli di tabloid e frasi fatte, salvo fermarsi al suono nostalgico di una nenia da Zecchino d’Oro.


Eppure “non è un teatro politico, ma etico - tengono a sottolineare i Babilonia - fotografiamo il mondo attraverso una lente, mettiamo in luce contraddizioni in cui incappiamo anche noi”. La fotografia è fin troppo nitida: fortunatamente lo spettacolo si chiude con un’inondazione di schiuma, riversata da un macchinario sospeso, che ingloba gli attori. Speriamo di uscirne tutti più puliti.

Maria Vittoria Solomita