La Bella e la Bestia, il Musical

04/10/2009


Ed eccoci nel mondo delle favole. La Bella e la Bestia è di quelle che piacciono non solo ai bambini (comunque di qualsiasi età). L’inizio in sordina, con una parte parlata e scenografie semplici, è presto dimenticata e si è sempre più catturati, dapprima dai fumi in cui compaiono i lupi da cui sfugge il padre di Belle e poi da tutti gli altri momenti. Gaston (Andrea Croci) diventa protagonista al momento del ballo campestre e in tante altre scene successive. Arianna nei panni di Belle si dimostra la voce disneyana per eccellenza: forte del suo passato in questa veste sa unire dolcezza, ma anche risentimento prima e amore poi. Michel Altieri sa essere una Bestia tormentata, nella voce, nel movimento e nel gesto, che a poco a poco si trasforma.
Tutto lo spettacolo è un crescendo: partito da scenografie non entusiasmanti sa poi catturare l’attenzione con giochi di luci: fulmini, ma anche luci nel palazzo e luci intorno al boccascena che riescono ad accentuare il senso fiabesco. Perché è una storia che si rivolge al cuore e all’immaginazione, quella che si sta raccontando, come ricordano le prime scene (c’era una volta).

Lo spettacolo riserva continue sorprese. Non teme di offrire divertenti incursioni in altri generi musicali, da un «bellezze in bicicletta» a note pucciniane, perché uno dei personaggi femminili, Madame de la Grande Bouche (Gabriella Zanchi), ha  cantato alla Scala, ripete più volte. Un altro omaggio alla tradizione di casa nostra ci riporta al varietà italiano per le musiche, i costumi e anche la discesa delle scale, per arrivare poi a una scena di can can.
Le sorprese, dicevamo, sono continue. Riguardano le scenografie, che soprattutto quando si entra nel palazzo sanno affascinare – da notare che le colonne accanto al palcoscenico sono uguali a quelle che poi vedremo all’interno del castello – per la ricchezza di colori. Come straordinari sono i costumi per la loro bellezza, diversità uno dall’altro, colori, attenzione ai particolari. Un’attenzione che caratterizza tutto lo spettacolo. Da notare, ad esempio, la scala a chiocciola formata dai libri all’inizio del secondo atto, su cui salgono Bella e la Bestia, impegnati rispettivamente a leggere e ascoltare alcune righe della storia di re Artù, Excalibur e Ginevra.
Ma, soprattutto nella seconda parte, affiora anche un’altra lettura (insita comunque in questa favola), che può colpire in particolare il pubblico più adulto. Perché si parla di diversità: la Bestia, ma anche gli altri personaggi, ci appaiono dei diversi, di cui la stupidità e la vacuità – Gaston ne è il prototipo –  hanno paura. Ma con l’amore – Belle – il diverso non appare più temibile.
Al di là di questa lettura, resta uno spettacolo in grado di conquistare lo spettatore: dopo i primi momenti lo cattura senza più lasciarlo. Ed è proprio quello che vuole chi va a vedere uno spettacolo di questo genere: entrare in un mondo di fiaba e potersene sentire avvolto per un paio d’ore. Meglio però che non debba guardare la scena divisa dalla sbarra orizzontale e quelle verticali, come accade in galleria.
Insomma, «c’era una volta» per un paio d’ore diventa «c’è oggi».

La Bella e la Bestia, musical con orchestra dal vivo e con Arianna – Belle, Michel Altieri - La Bestia, Umberto Bellissimo – Maurice, Andrea Croci – Gaston, Emiliano Geppetti – Lumière, Roberto Giuffrida - Letont e Capo balletto, Simone Leonardi - Din Don, Alice Mistroni – Babette, Gabriella Zanchi - Madame de la Grande Bouche, Manuela Zanier - Mrs Bric. A Milano, al Teatro Nazionale, dal 2 ottobre

Valeria Prina