Un marito per due

15/10/2009

Per che cosa ride il pubblico milanese? Chi va al Teatro Nuovo a vedere “Un marito per due” ha la possibilità di scoprirlo. Se, come un entomologo (ma anche un amante del teatro), si mette a studiare le reazioni degli spettatori può accorgersi che la gente esce di casa, abbandona lo schermo televisivo per ritrovarsi di nuovo davanti alla tivù e gli piace farlo. Ride per le battute, per gli scambi di persona a scopo corna, per le ragazze oche o squilibrate, ama i tormentoni, le ripetizioni. Gli equivoci, se di facile presa, lo conquistano ancora. Preferisce non pensare e, meno che mai, riflettere su qualcosa che vada al di là di una semplice battuta o che abbia un tocco un po’ più sofisticato o anche solo elegante. E non gli interessa che la storia abbia un senso. Insomma, va a teatro, ma è come se fosse di nuovo davanti allo schermo televisivo. Tornando al teatro si può aggiungere che ogni riferimento a “Se devi dire una bugia dilla grossa” è puramente casuale. In entrambi i casi la commedia è come se non proponesse un finale della storia, c’è la ragazza-oca ed entrambi giocano sugli equivoci e i tradimenti. Ma nella commedia di Ray Cooney il pubblico partecipa vivendo l’ansia che i protagonisti possano essere scoperti ed è questo che muove un crescendo di risate. Qui il pubblico si limita a guardare senza parteggiare per nessuno e sente le battute e i tormentoni. Comunque ride molto e di gusto.

Un marito per due di Claudio Insegno, anche interprete con Pino Insegno. A Milano, al teatro Nuovo dal 9 al 18 ottobre

Valeria Prina