Il Caso Dorian Gray

25/10/2009

Tre personaggi, un solo attore per raccontare una storia che il pubblico ben conosce. Cambia il punto di vista, cambiano gli abiti, cambia la musica, cambia il linguaggio, cambia l'intonazione e Manuele Morgese è bravo a incarnare i tre personaggi in modo che siano ben tratteggiati e appaiano diversi. E ognuno possa raccontare la storia al centro del romanzo di Oscar Wilde Il Ritratto di Dorian Gray. Con la scelta di voler affidare i tre ruoli allo stesso attore, la pièce ben aderisce allo spirito dell'autore del Ritratto di Dorian Gray. Perché Wilde in una lettera del 1894 aveva scritto: «Basil è ciò che penso di essere. Henry è ciò che il mondo pensa di me. Dorian è ciò che io vorrei essere». Dunque l'accento è posto soprattutto sullo spirito di Oscar Wilde, che si vedeva come il protagonista assoluto del romanzo, pur nelle vesti del pittore Basil, di cui viviamo anche il tormento dell'artista, del dandy corruttore Henry, del traviato Dorian.
Da notare anche la scelta di rappresentare il ritratto sotto forma di specchio. Certo una scelta imposta dalla difficoltà di rendere la trasformazione e il degrado dei ritratto. Ma non solo, perché il mito dell'eterna bellezza e giovinezza è un mito molto attuale, che riguarda ormai un po' tutti. Anche gli spettatori.

Il Caso Dorian Gray di Giuseppe Manfridi con Manuele Morgese, regia di Pino Micol, Compagnia Teatro Zeta, la compagnia, parte del consorzio Teatri Possibili, che ha visto distrutto il suo teatro a L'Aquila. A Milano al Teatro Libero dal 21 al 27 ottobre 2009

Valeria Prina