La professione della Signora Warren

02/11/2009

Commedia scomoda allora, ma forse anche oggi. Allora La professione della signora Warren toccava un tema sociale di cui non si poteva parlare a teatro e lo trattava in modo non moralistico e non convenzionale, inducendo a considerare la cosa da un punto  di vista diverso, all’opposto del moralismo imperante. Nella commedia George Bernard Shaw ci presenta la prostituzione come una professione, quasi inevitabile, per una donna che venga da una condizione di miseria. E quando una ragazza accetta un matrimonio per raggiungere l’agiatezza è come se si vendesse, sia pure a uno solo.
George Bernard Shaw pensava che le sue commedie, trattando temi del momento, erano destinate a essere superate e dimenticate. Si sbagliava, perché La professione della signora Warren rimane una «commedia scomoda», come diceva il suo autore, perché le ragazze in miseria di oggi vengono dall’est e spesso sono costrette a prostituirsi. Ma la condizione femminile, sotto certi aspetti, non è molto migliorata: le ragazze che la miseria porta a prostituirsi non guadagnano per far vivere bene le figlie – come Vivie, la figlia della signora Warren, che, grazie alla professione della madre, ha potuto studiare -, ma al massimo salvano la pelle. E la ricerca del marito ricco non è certo finita. C’è chi, come Vivie alla fine, rifiuta tutto ciò, pronta a impegnarsi nel lavoro, ma spesso così si condanna alla solitudine, come Vivie, appunto.
La regia di Marco Bernardi ha scelto una ambientazione più vicina ai nostri tempi, con una Vespa in primo piano nel primo atto e abiti dei nostri giorni, proprio per ribadire la non estraneità del tema ai nostri tempi. In una scenografia semplice, ma molto bella, che cambia a ogni atto, Patrizia Milani è brava a rendere la dignità femminile con toni disincantati, convinti, mai timorosi, a cui fa da contrappunto la vacuità ugualmente ben resa da Carlo Simoni e gli altri interpreti. Ed è fondamentale in una commedia che vive sul dialogo e le parole dette.

La professione della signora Warren di George Bernard Shaw, con Patrizia Milani, Carlo Simoni, Gaia Insenga, Riccardo Zini, Andrea Castelli, Massimo Nicolini. Regia di Marco Bernardi. A Milano, al Teatro Carcano dal 28 ottobre all’8 novembre.

Valeria Prina