Avenue Q

16/11/2009


E’ la vita di tutti i giorni, con le sfighe, gli amori, le delusioni, quella che sale sul palcoscenico con Avenue Q, che indica un quartiere molto periferico in tutti i sensi (non per niente è stato tradotto con Via della sfiga), ma tutto è raccontato con levità, ironia, divertimento, perché così è bene affrontare anche le situazioni meno facili.
Qui i pupazzi sono protagonisti. A loro sono affidati i movimenti, i gesti che suscitano risate e sorrisi, ma ognuno è tenuto in mano da un attore che è la voce parlante e dà i movimenti e non è che forse nella vita spesso abbiamo delle maschere, alle quali però, all’opposto di quanto succede in scena, affidiamo il ruolo più corretto.
Tanti i temi portati in scena. Si parla, tra l’altro, di diversità, internet, pornografia, motore indiscutibile in molte occasioni: temi seri, ma mai affrontati in tono serioso. E con musiche e parti piacevolmente cantate, accompagnati dal gruppo musicale, che suona a vista dietro a una veneziana, al secondo piano della casa che è il centro del racconto.

Tra una risata e una riflessione lo spettacolo scorre velocemente, finchè nel secondo tempo, con una trovata tanto geniale, quanto spiazzante per il pubblico, attori e pupazzi scendono in platea, tra il divertimento generale.
Al debutto lo spettacolo, che già in Usa ha riscosso grande successo e mietuto premi, è stato accolto da un pubblico entusiasta, con un tifo da stadio, in un teatro gremito come da tempo non capitava.

Avenue Q con pupazzi disegnati da Arturo Brachetti. A Milano, al Teatro Nuovo dal 10 al 22 novembre

Valeria Prina