Quello che le donne (non) dicono

16/11/2009

Torna a leggere il pensiero delle donne, Francesca Reggiani, a dire quello che le altre non dicono, o forse lo fanno prendendosi troppo sul serio. Lei no, propone una carrellata di personaggi di varia umanità, common people e VIP, scienziati e politici. È un fiume in piena che investe tutti, dalla Gelmini allo psicologo Andreoli, da Patty Pravo a Maria De Filippi.
Lo show comincia proprio con un – ahinoi – probabilissimo provino, in cui il pensiero generazionale è incarnato da una protovelina, basco paillettato, bretelle rosse, tacco a spillo lucido fetish e generoso decollete: sguardo in camera, l’acefala teenager può dire agli autori «io so quanto valgo i miei valori». E la rappresentante dei provinati d’Italia, quelli che aspirano ai troni delle teste coronate dall’audience, finirà magari al Parlamento europeo, insieme a letterine, schedine e a quella pletora di talenti che ha per motto «Non so fare assolutamente nulla, però ho dato il massimo»: è il nostro Made in Italy, da esportare, insieme a olio e vino, oramai.
Il tono è questo, sarcastico, agrodolce; si spalma impietoso su spesa pubblica, palinsesti TV, vita di coppia, Pubblica Istruzione. E poi lo spinoso tema amoroso: le single hanno sacrificato troppo all’indipendenza e all’autorealizzazione? Probabilmente hanno ceduto il passo alle slave, per cui ora, appellandosi alla par condicio, aspettano la calata degli Ussari.
Dalla TV delle ragazze ai tanti spettacoli televisivi e teatrali con Serena Dandini e Cinzia Leone, Francesca Reggiani si misura con un testo scritto a sei mani, insieme a Gianluca Giugliarelli e Valter Lupo, che ne cura anche la regia. Un contenitore da un’ora e mezza, dall’impianto televisivo, disseminato di sketches e stacchetti musicali. Non a caso, oltre ad aver fatto tanto teatro, anche come autore (diversi i monologhi portati in scena da Laganà e dalla stessa Reggiani), Valter Lupo ha familiarizzato col mezzo catodico, soprattutto come autore (Distretto di Polizia, Gli insoliti ignoti).
Consigliato ad elucubratori in cerca di riflessioni acute e scomode perché «la vita è una cosa serial: e noi mica facevamo per fiction».

Maria Vittoria Solomita