Vedremo, prossimamente We Will Rock You

21/11/2009

Vi sfido a riconoscerli, eppure hanno tutti lavorato in musical famosi o in programmi televisivi. A renderli irriconoscibili sono i costumi, belli, coloratissimi, fantasiosi. Loro sono i 27 cantanti, attori, ballerini, protagonisti di We Will Rock You, il musical dei Queen con le canzoni originali cantate in inglese (salvo due di cui il testo è importante per la comprensione della storia) e suonate dal vivo da una band di otto musicisti. La parte recitata è invece in italiano e racconta la storia di un mondo globalizzato del futuro che non ama il rock: tutti pensano nello stesso modo e il rock è proibito e non esistono strumenti musicali. Galileo e Scaramouche sono i predestinati a riportare in vita la musica rock sul pianeta, contrastati da una spietata Killer Queen e dal suo assistente Khashoggi, ma aiutati da un gruppo di ribelli, i Bohemien che hanno un ricordo di quando la musica regnava sovrana. I loro sono ricordi vaghi, così i nomi dei cantanti del passato sono spesso storpiati e spesso dialogano citando passi di canzoni italiane. Dicono «Andiamo, strada facendo vedrai» e citano artisti del passato anche italiani, come Tenco, Rino Gaetano, Vasco, Ligabue, Raffaella Carrà. Sono citazioni simpatiche: ci tengono a sottolineare che «siamo tutti fans di Raffaella». Sono gli adattamenti che sono stati fatti alle esigenze italiane, tenendo anche conto della necessità di entrare in teatri più piccoli.

La produzione è costata complessivamente 2 milioni di euro, ma oltre a interpreti e musicisti sono coinvolti una settantina di persone nella parte artistica e tecnica.
Il cast, racconta il regista Maurizio Colombi, «è eccezionale» con gli interpreti scelti tra gli oltre 1500 che hanno partecipato alle audizioni. Per ogni ruolo principale ci sono due interpreti che si alternano nelle varie sere, per cui lo spettacolo è ogni giorno differente. Si comincia a Milano all’Allianz dal 4 dicembre, per proseguire a Trieste (Teatro Rossetti, 28-31.1), Bologna (Europauditorium, 4-7.2), Roma (Teatro Brancaccio dall’11 febbraio).

Valeria Prina