Zio Vania

27/11/2009

Milano è stata al centro della scena teatrale mondiale con la prima mondiale di Zio Vania con la regia di Andrei Konchalovsky. Il regista russo, a 37 anni dalla sua versione cinematografica affronta di nuovo il testo di Cechov, un autore che racconta di amare molto. Lo affronta con una regia classica, con costumi d’epoca, rispetto del testo e delle didascalie, salvo un maggior erotismo nella scena tra il dottore e Melena, che da una toccata di mano si trasforma in un gesto molto più audace.


Con un’altra scelta non convenzionale Konchalovsky ha voluto tutti gli attori sul palcoscenico intorno al palco centrale, dove si svolge la scena. Una scelta che corrisponde allo stile di Cechov, molto attento alla parola, dove poco si svolge in scena e molto è raccontato e dove i personaggi sono uomini comuni, mai eroi, ciò che rende l’autore russo molto moderno. Con una visione che sembra anticipare i tempi, una parte importante del testo parla di ecologia e salvaguardia dell’ambiente, in particolare delle foreste. L’attualità ritorna attraverso i rumori della città, all’inizio del primo e del terzo atto, e con una proiezione video, che sembra essere un passaggio di testimone del teatro di Mosca alla scena teatrale italiana. Perché la compagnia è quella del teatro di Mosca, che recita in russo (con sopratitoli in italiano). La mancata conoscenza di questa lingua, purtroppo, non ha permesso di cogliere le sfumature della recitazione e le variazioni nella voce alle varie battute. Non così però per gli spettatori di madre lingua russa, accorsi numerosi al Teatro Franco Parenti per una volta che era loro concesso di assistere a uno spettacolo di un loro autore nella loro lingua.

Valeria Prina