La Locandiera

04/12/2009

Il teatro come specchio dei tempi: chi non è d’accordo con questa affermazione è invitato ad andare a vedere “La Locandiera” (ma non è certo questo l’unico motivo che può stimolare alla visione). Siamo in tempi di kitsch? Con La locandiera diretta da Corrado d’Elia scena e costumi sono quanto di più kitsch si possa immaginare. La scena è rosa, i costumi di plastica rosa, gialli, rosso per Mirandolina accompagnato da una incredibile parrucca bionda. Tutto in nero è invece il Cavaliere di Ripafratta. Il testo però conserva lo stile autentico, senza che ci sia stridore. Dunque non siamo di fronte a un tradimento di Goldoni. Anzi è quasi un continuare l’operazione teatrale dell’autore, che allora, partendo dalla commedia dell’arte, aveva portato forti trasformazioni passando dalle maschere a personaggi reali, ma sempre mantenendo una vena sorridente. Qui Corrado d’Elia è come se continuasse su questa strada, trasportando i personaggi nel mondo di oggi. Accentuato anche dalla musica anni ’80, con un ritmo che dà la carica.


Si sorride, si ride dei personaggi ridicoli, degli sbruffoni (sempre attuali) ma si rimane colpiti dal femminismo di Mirandolina, donna non disposta a farsi calpestare né a farsi comprare con i gioielli. Alcuni dialoghi tra lei e il Cavaliere di Ripafratta sono in grado di sedurre il pubblico per le battute, ma anche per la recitazione, tutta giocata su inflessioni e variazioni di voce.
E’ una Locandiera molto attuale, ma che non vuole tradire o svilire il teatro. Al pubblico più giovane piacerà l’allegria, il colore, il continuo senso del gioco. Ma chi ama il teatro non si sentirà tradito. E riuscirà ad apprezzare il gioco del travestitismo delle due dame – due attori non troppo travestiti da donne, ma forse un po’ (troppo) eccessivi. Siamo infatti di fronte a una operazione che ben ricorda gli inizi del teatro, quando anche le parti femminili erano interpretate da attori maschi. E qui il ruolo interpretato dai due attori è proprio quello di due commedianti, due attrici che si fingono due aristocratiche.

Insomma, è una Locandiera specchio dei nostri tempi, ma che mai svilisce il teatro. Un’operazione da applauso, anche perché in grado di far scoprire (e amare) il vero teatro (non la commediola di stampo televisivo) anche al pubblico più giovane. Quello che davanti a una Locandiera in costume storcerebbe il naso.

La Locandiera di  Carlo Goldoni con la regia di Corrado d'Elia con la Compagnia Teatri Possibili, con Monica Faggiani, Edoardo Ribatto, Alessandro Castellucci, Gustavo la Volpe, Bruno Viola,  Andrea Tibaldi, Andrea Coppone. Scene di Corrado d'Elia, costumi di Stefania Di Martino, disegno luci Alessandro Tinelli, fonica Fabrizio Fini. Foto di scena qui pubblicate di Angelo Redaelli.
A Milano al Teatro Libero in prima nazionale dal 2 al 31 dicembre.


Foto di Angelo Redaelli

Valeria Prina