Girgenti amore mio...

10/12/2009

Parlo di Agrigento, ma è come se parlassi della vostra città, qualunque essa sia: esordisce così Gianfranco Jannuzzo. Durante tutto “Girgenti amore mio…” traspare l’amore che lui nutre per la sua città (lasciata da ragazzino), uguale a quello che tutti sentono per la propria. E proprio questo gli dà il diritto di vederne anche i difetti (e di parlarne) accanto ai pregi e ai lati più divertenti. Così le annotazioni di colore, raccontate da Jannuzzo, diventano momenti esilaranti. A volte sono espressioni, difetti, note di colore, altre volte l’ironia va a colpire quelli che sono i mali della Sicilia, come la mancanza d’acqua e i motivi che la determinano. Ma c’è un’alternanza: sorrisi e risate si alternano a momenti più seri o poetici: quando parla della Donna e su uno schermo alle spalle si vede una donna che balla - la moglie Ombretta – sa evocare momenti più dolci. Oppure più seri, quando parla della devozione degli agrigentini per san Calò (san Calogero, un santo nero) e alle spalle, sullo schermo, scorrono le immagini della gente per le strade, durante la processione. Momenti più impegnativi, che raccontano due dei tanti lati dell’animo siciliano.

Gianfranco Jannuzzo è bravo a catturare continuamente il suo pubblico: lo fa pensare, lo fa sorridere. Lo fa divertire giocando con i vari dialetti e, soprattutto, con gli accenti, che gli permettono di mettere in risalto i difetti senza mai apparire come un giudice che emette sentenze negative.
Durante le due ore di spettacolo non si risparmia mai: sempre sulla scena, passa dalle note allegre a quelle più serie, dai motivi di risata a quelli di riflessione, da un accento all’altro, attraverso frasi in dialetti diversi (sempre comprensibili), riuscendo anche a cogliere quanto avviene in platea e non tralasciando battute conseguenti. E il pubblico lo ripaga con risate e applausi. E – cosa rara a Milano – non se ne va nemmeno durante gli applausi finali. Così Gianfranco Jannuzzo – quasi fosse un bis - riserva agli spettatori una storia esilarante: evoca un mondo davanti agli spettatori fino alla battuta finale, giocata con un accento che dà tutto il senso alla storia e non nasconde un tocco ironico. Logico il nostro invito finale a chi è seduto in platea: almeno questa volta non andate via subito, durante gli applausi: magari Gianfranco la racconterà anche a voi!

Girgenti amore mio… di e con Gianfranco Jannuzzo e di Angelo Calido, musiche originali di Francesco Buzzurro, regia di Pino Quartullo. A Milano al Teatro Manzoni dal 1° dicembre al 3 gennaio.

Valeria Prina