L'Oro di Napoli

09/03/2010


Basta dire il titolo e il pensiero va subito al famosissimo film di De Sica. Ma questa versione teatrale di L’oro di Napoli è tratta dai racconti di  Marotta e, oltre a quelli del titolo, anche San Gennaro non dice mai di no.
Guardando la commedia sembra di essere immersi nell’atmosfera napoletana. L’accento, ma anche la scenografia, con case puntellate, rimanda subito alla Napoli di un tempo. Anche con qualche richiamo stereotipato: la smorfia con il piacere di interpretare i fatti in forma di numeri da giocare al lotto, la pizza, il presepe con la famosa commedia Natale in casa Cupiello di Edoardo. E con un personaggio è raccontato il passaggio dalla guapperia alla camorra, dal bastone alla pistola.
Gli episodi più famosi del film ci sono tutti, ma mentre nel cinema di allora erano raccontati a episodi staccati ora è privilegiato l’intersecarsi delle storie e del destino dei personaggi. Secondo uno stile cinematografico ora in voga.

A interpretare i due ruoli femminili principali è Luisa Ranieri, napoletana verace, anche se lei, della borghesia napoletana, qui si cala nei panni di due napoletane del popolo. Accanto a lei e Gianfelice Imparato c’è un folto cast e non manca il bambino che, anche qui, continua a fare scopa, «stracciando» l’incallito giocatore.

"L'Oro di Napoli" dai racconti di Giuseppe Marotta
Adattamento teatrale di Armando Pugliese e Gianfelice Imparato con Luisa Ranieri Gianfelice Imparato  
Musiche di scena di Nicola Piovani
Regia di Armando Pugliese
A Milano, al Teatro Manzoni dal 2 al 28 marzo e poi a Gallarate e Roma (Teatro Argentina dal 4 al 16 maggio)

Valeria Prina