Sirene

19/03/2010

La prima visione è assolutamente inaspettata: il Quartetto Cetra prende vita in fondo al palcoscenico. E' un Carosello che emerge dal passato, pubblicità della Chatillon: una scelta registica che accentua il tema. Perché la storia raccontata con "Sirene" è quella di Nara, una ragazza con meno di 14 anni, che lascia il suo paese nel Veneto per andare a lavorare in fabbrica, la Soie de Chatillon. La «Suà» la chiamavano loro. Passa attraverso grandi problemi, grandi avvenimenti storici, ma quasi non se ne accorge. Il giorno del quo quattordicesimo compleanno, racconta, come regalo entra in fabbrica. Le sue giornate trascorrono dal convitto di suore alla fabbrica, sfruttata senza nemmeno rendersene conto. Suona la sirena, suonano gli alarmi aerei, ci sono i messaggi in codice di Radio Londra, finisce il fascismo, arrivano gli americani. Ma più che i grandi avvenimenti della storia conta la vita di tutti i giorni con i miti di allora, quando il cinema e i divi di allora erano sognati e imitati. Si pensa alle sopracciglia di Luisa Ferida e ci sono i ragazzi da guardare.
Una piccola storia immersa nella grande Storia (solo evocata), raccontata con una regia che sa usare con sapienza - e in modo molto interessante e coinvolgente per il pubblico - le immagini, le riprese video di allora, i suoni, la musica, i rumor e la bella scenografia. E le due attrici, che interpretano Nara e la sua amica Anita, sono molto brave a raccontare la loro piccola storia.

Sirene di Lucia Rossetti, regia di Sergio Maifredi con Maria Alberta Navello e Martina Galletta.
A Milano al teatro Libero dal 17 al 21 marzo

Valeria Prina