Sogno di una notte di mezza estate

30/03/2010

Nell’amore vi è ancora ciò che è separato, ma non come
separato, bensì come riunito; e il vivente sente il vivente.
Hegel, Scritti giovanili di teologia.




Ripreso in questo finale d’inverno dopo l’esordio al Teatro Strehler la scorsa stagione, “Sogno di una notte di mezza estate” ripropone una delle commedie maggiormente rappresentate (non solo a teatro, se ne ricordano varie versioni cinematografiche) di William Shakespeare. Ronconi rilegge il testo attraverso una sorta di rifrazione linguistica, ben rappresentata già a livello scenografico nelle lettere di varie dimensioni che servono a indicare il luogo dell’azione ma che, nei loro continui spostamenti, finiscono per significare altro, una molteplicità di significati, o nulla. Di sicuro  il caos della commedia, peraltro razionalmente ordinato, è il plurimo senso del labirintico, multiforme animo umano, sempre alla ricerca della propria identità e attraverso essa di una comprensione degli altri e del mondo. Ronconi è magistrale nel disporre e muovere anche energicamente i suoi personaggi in uno spazio scenico ora oscuro ora estremamente luminoso, elevandolo da mero contenitore di scene a una sorta di rarefatta altra dimensione, a un non-luogo in cui ambientare non un solo spettacolo, ma tanti spettacoli in uno. Questa “separazione” espressiva rappresenta in fin dei conti la cifra stilistica dello spettacolo, anche se non è mai sottolineata pedantemente, tanto che lo spettatore se ne accorge appena. Ma già nei diversi modi di recitare, che vanno dall’eleganza rarefatta all’artificiosa prosopopea, dall’increspatura di cadenze persino dialettali (e gutturali) a un’atletica esplosività, si può notare il complesso lavoro scenico e teorico del regista, che s’ispira al cinema degli anni Quaranta ma anche al vuoto-da-riempire delle opalescenze al neon postmoderne, con le creste punk a suggerire una possibile trasfigurazione distruttiva delle schermaglie amorose. L’amore, che in fin dei conti è il filo conduttore dell’intera vicenda, nella messa in scena ronconiana sembra infatti rimandare a qualcos’altro, che anche in questo caso somiglia molto a un estremo tentativo di unione anelato da ciò che per molteplici ragioni si trova diviso. La comprensione che porta ad un rapporto armonioso tra gli esseri umani pare in sostanza ben diversa da un raggelato desiderio, da una distaccata passione che non sfocia mai in un vero e proprio rapporto amoroso, tanto che i personaggi lottano e si respingono più che attrarsi. L’intero spettacolo ha l’andamento fremente ed eccitato di una continua lotta, di uno spossante e finanche giocoso scontro, in conclusione del quale le coppie si ricongiungono e giacciono esauste e dormienti. A questo punto la sfera luminosa con cui Puck chiude splendidamente lo spettacolo sembra voler alludere, più che all’illuminazione magica che scocca dall’amore, di questi tempi usata e abusata spesso malamente, a quella di una necessaria, ancorché utopistica, presa di coscienza in un’epoca quanto mai buia, spenta e triste quale quella in cui stiamo vivendo. In quest’ottica rifulge di coerenza estrema (e sembra parte integrante della rappresentazione) la lettura finale di un testo in cui la compagnia denunciava i tagli ai fondi per lo spettacolo; che penalizzano particolarmente il teatro, dove ancora si realizzano cose non scontate e di elevata qualità (come accade rarissimamente nel cinema). Quindi nel mirino di chi vorrebbe ridurre tutto a una sorta di estensione amorfa e innocua della cultura paratelevisiva ormai imperante. Naturalmente la grandezza del “Sogno” poggia anche sul valore di un’affiatata compagnia di attori, quasi tutti già presenti ne “Il mercante di Venezia”. Se Elena Ghiaurov si distingue per una portentosa presenza scenica non disgiunta da una fascinosa avvenenza, l’istrionico Russo Alesi conferma un talento non comune sia nei ruoli drammatici che in quelli brillanti (anche se la vena malinconica è forse il trait d’union che più gli si confà); e gli altri, tra i quali citiamo il sempre sorprendente Giovanni Crippa, non sono da meno. 

Regia: Luca Ronconi
Interpreti: Elena Ghiaurov, Fausto Russo Alesi, Riccardo Bini, Melania Giglio, Giovanni Crippa, Silvia Pernarella, Francesco Colella.


Roberto Frini