Il Venditore di Sigari

07/05/2010

Il libro di uno scrittore israeliano, Amos Kamil, "Il venditore di sigari", che nel titolo originale ha anche il significato di custode delle tradizioni. Un giovane regista italiano, Alberto Oliva, che, dopo aver bussato alle porte di molti editori, riesce a far pubblicare il libro e vuole portarlo in scena. Nasce così "Il venditore di sigari", la piéce a Milano al Teatro Litta, nella sala della Cavallerizza fino al 30 maggio. E' un dialogo tra due uomini. A Berlino nel 1947 si fronteggiano un venditore di sigari tedesco e un ebreo, che ogni mattina alle 6 e mezza va a comprare un sigaro, come fosse una sfida.
Come è possibile che un tedesco abbia una tabaccheria in un quartiere ebraico? E l'incontro diventa uno scontro tra vittima e carnefice, ma siamo nel 1947 e i ruoli si sono ribaltati: il tedesco non è più il carnefice, ma diventa la vittima e viceversa. E loro quante colpe hanno per essere nati tedesco ed ebreo?
Tra i due si crea un muro di diffidenza: una protezione per il tedesco, ma un ostacolo per l'ebreo, che vorrebbe la rivalsa dell'esule, tornato nel proprio Paese da vincitore. Ma che cosa hanno da nascondere i due? La storia diventa così un giallo e negli spettatori si insinua più di un dubbio.
Il personaggio dell'ebreo, racconta l'autore, è ispirato a suo nonno, di cui gli parlava sua madre. Scappato in tempo, era tornato a Berlino, perché gli mancavano cinque anni per poter ricevere la pensione e per quei cinque anni, tutte le mattine alle 6 e mezzo, era andato nella tabaccheria gestita da un tedesco, ma nel ghetto ebraico, per comprare un sigaro. Quello più economico, come segno male augurante per il venditore. Ma, diversamente dal protagonista del libro, non gli aveva mai parlato.

"Il venditore di sigari", con Gaetano Callegaro e Frncesco Paolo Cosenza. Regia di Alberto Oliva.
A Milano al Teatro Litta, sala della Cavallerizza dall'11 al 30 maggio

Valeria Prina