Promessi Sposi, il Successo

23/06/2010

Si comincia che su San Siro non è ancora sceso il buio. E’ come se fossimo seduti davanti a un grande «dietro le quinte»: gli interpreti sono vestiti come noi e i costumi di scena sono su manichini. In fin dei conti l’arroganza del potere non è solo storia del passato. Graziano Galatone in maglietta nera canta appoggiato al pianoforte. E mentre tutti entrano nei loro costumi/ruoli la storia prende vita.
Grandi scenografie su tre palcoscenici affiancati che ruotano, grandi masse, che però consentono anche alle individualità di emergere, ben sostenute dalle belle voci degli interpreti. Anche quei ragazzi che a scuola non amano i Promessi sposi possono entusiasmarsi. Perchè davanti agli occhi prendono vita i vari episodi, sempre con molta forza. Gli incubi di Don Abbondio (Antonio Mameli) non passano inosservati, quando lui su un letto viene trascinato da un lato all’altro e alle sue spalle si materializza una grande ragnatela, simbolo dei tentacoli del potere. La cena a casa di Don Rodrigo è l’episodio successivo che si fa notare per maestosità della scena. Ma nel grande movimento di massa riescono ad emergere l’arroganza di Don Rodrigo, esaltata da Giò Di Tonno e la forza della giustizia di Fra’ Cristoforo, ben resa da Christian Gravina.
L’assalto al forno per il pane, nella grande luminosità della scena, si contrappone all’incontro di Lucia con Gertrude, la Monaca di Monza, dove emerge Lola Ponce, che sa far rivivere il dramma di una donna costretta a scelte non sue. Lo canta e la bambina che era (Andreagaia Wlderk) ci appare accanto a lei, raccontando tutto il desiderio di ribellarsi a un destino non scelto. E appare Egidio (Enrico D’Amore), che con lei, dietro a uno schermo, dà vita a un passo a due carico d’amore ed erotismo.
Le contrapposizioni proseguono nel secondo atto, quando emergono in particolare (o si completano) alcune storie. La Monaca di Monza racconta il suo destino impostole («questo mio vestito io non l’ho voluto»): la vediamo donna adulta, simbolo della difficile condizione femminile e, insieme, bambina che vorrebbe ribellarsi per vivere la sua vita. Vediamo l’Innominato  (Vittorio Matteucci) passare dalla violenza e la mancanza di pietà alla disperazione e il tormento, fino alla conversione.
Vediamo la madre di Cecilia (Chiara Luppi) cantare straziata il suo dolore per la perdita della figlia, vittima della peste. E alla fine la pioggia scende su Milano e vediamo i protagonisti condannati dalla peste come Don Rodrigo o salvi come Renzo e Lucia. Che sanno essere tutt’altro che scialbi, grazie alle sfaccettature che sanno dargli con le loro fantastiche voci Graziano Galatone e Noemi Smorra.
Grandi masse, dicevamo, ma anche grandi voci che sanno rendere vivi i personaggi che incarnano. Grandi scenografie con il maestoso Duomo di Milano, la sovradimensionata portantina con il cancelliere spagnolo Ferrer, le figure sui trampoli e anche un mulo che entra in scena con Don Abbondio. Un grande spettacolo capace di far riscoprire un romanzo che ha segnato gli anni di studio di un po’ tutti. Visto così non è più noioso e sa raccontare della eterna lotta contro il potere, della condizione femminile. Sa toccare temi spirituali e altri più d’effetto.

I Promessi Sposi, opera moderna dal romanzo di Alessandro Manzoni con la musica di Pippo Flora e la riduzione teatrale e il testo di  Michele Guardì. Con Graziano Galatone ( Renzo), Giò Di Tonno (Don Rodrigo), Lola Ponce (La Monaca di Monza), Vittorio Matteucci (L'Innominato), Noemi Smorra  (Lucia), Christian Gravina (Fra Cristoforo e il Cardinale Borromeo). Negli altri ruoli Don Abbondio è Antonio Mameli, L'Avvocato Azzeccagarbugli è Antonio Gobbi, Agnese é Paola Lavini, Il Griso è Alessandro Calamai, La madre di Cecilia è Chiara Luppi, Egidio è Enrico d'Amore, Perpetua è Brunella Platania, Il Conte Attilio è Christian Mini.
Dopo il debutto a Milano a San Siro sarà dal 27 al 31 luglio ad Agrigento nella Valle dei Templi, sarà trasmesso su Rai 1 e, successivamente, a Natale di
nuovo a Milano, agli Arcimboldi.

Valeria Prina