Testimoni

08/10/2010

Un giorno ti attardi di qualche minuto e ti ritrovi in strada quando di fronte a te ammazzano uno. Tu vedi l’assassino e lui vede te. Lo denunci e la tua vita è segnata. Il caso, il destino, la sfortuna, ma è una situazione che può capitare a chiunque. Capita ai due protagonisti di Testimoni. Noi li vediamo quando sono ormai in un bunker e stanno cambiando identità per rientrare nel programma di protezione testimoni. Così noi spettatori viviamo il loro incubo, la rinuncia alla loro vita precedente, agli affetti, alle aspirazioni. Tutto in nome della giustizia: è la cosa giusta da fare. E poi non c’erano alternative: l’assassino li aveva visti.  Anche l’assassinato non era una persona per bene, ma poco importa.
La loro tensione, ben interpretata da Giampiero Ingrassia e Cesare Bocci arriva fino agli spettatori. Spesso la tensione – succede anche nella vita reale – sfocia in risate, battute, che fanno ridere il pubblico senza mai dimenticare però quanto di drammatico sta succedendo. Li vediamo fare le prove della loro nuova identità tra loro e con il preparatore (Giovanni Vettorazzo) che dovrebbe prepararli a sostenere la nuova identità. Fino al finale inquietante e paradossale, ma che ha la forza di una denuncia contro un giustizia tale solo per nome.
Testo e regia sono di Angelo Longoni, che negli ultimi anni ha portato in scena pièce particolarmente interessanti. Ricordiamo “Col piede giusto” e, in particolare, “Xanax”, che, come Testimoni, si affida alla forza del testo e degli attori in una scenografia semplicissima, che non muta – un bunker in Testimoni, un ascensore in Xanax -  per affrontare temi importanti, vicini però agli interessi di tutti.

Testimoni di Angelo Longoni con Giampiero Ingrassia, Cesare Bocci e Giovanni Vettorazzo regia di Angelo Longoni in scena a Milano al Teatro Nuovo dal 1° al 10 ottobre

Valeria Prina