Il Thor shakespeariano di Kenneth Branagh

27/04/2011

Siamo nel 1962 quando Jack Kirby e Stan Lee danno vita al mitico personaggio di Thor, divino figlio di Odino che sgomita fra gli dei nordici a suon di martello. Oggi, dopo quasi cinquant'anni è Kenneth Branagh a trasportare sugli schermi le mitiche peripezie di Thor e a far conoscere la sua storia anche a chi, di questo fumetto, non ne ha mai sentito parlare.
Abbiamo avuto la possibilità di incontrarlo, questo apprezzatissimo e versatile filmmaker, venerdì 15 aprile 2011, a dodici giorni dall'uscita nelle sale di “Thor”, assieme all'attore protagonista, l'australiano Chris Hemsworth.
Sin dai primi interventi di Branagh è emerso il grande impegno del cineasta per questo film; Branagh ha voluto fare di “Thor” un film, sì, di consumo, ma assolutamente originale e, soprattutto, fortemente personale. Dalla grandissima attenzione per il linguaggio, alla scelta di ambientazioni e temi trattati, tutto risente dell'imponente presenza di questo regista di formazione Shakespeariana.
L'obiettivo, dichiara Branagh, è quello di dar vita a un film di dimensione epica, ma che allo stesso tempo non neghi allo spettatore leggerezza e divertimento e che sappia raccontare, in chiave fantastica, uno dei più ricorrenti temi della letteratura -e, in particolare, dei drammi shakespeariani- : caduta e maturazione dell'eroe, in un percorso di crescita che vede un suo punto cardine nel conflitto padre-figlio. Il risultato è un film polivalente, più che realmente bello, che offre numerosissime possibilità di lettura critica. Interessantissimo, innanzitutto, è lo studio del linguaggio “Personaggi di stirpe non solo reale, ma anche divina, non possono parlare in slang newyorkese: volevo un linguaggio romantico, forbito, qualcosa a metà fra la Bibbia e le opere di Shakespeare”. Raggiungere questi alti esiti è stato possibile solo grazie un costante impegno degli attori. “La parte più dura del lavoro è stata la preparazione fisica” interviene Chris Hemsworth “ma ho dovuto anche passare ore e ore a leggere comics e ad interpretare dei brani dell'Enrico V, sembrava quasi di esser tornato al college!” “La lingua è parte dell'essenza del personaggio, è ciò che lo rende reale, vicino allo spettatore” precisa a questo proposito Branagh. E ad avvicinare ancora di più la fantastica realtà di Thor allo spettatore contribuisce la tecnica del 3D “Mi sono voluto mettere alla prova utilizzando una tecnica con cui mai, prima d'ora, ero venuto a contatto. Non è stata solo una proposta della Marvel per far soldi, altrimenti non avrei mai accettato: lo spettatore lo avrebbe subito capito e il film avrebbe avuto di certo una marcia in meno; ho usato il 3D come strumento narrativo, capace di amplificare le emozioni.”.
Numerose, durante l'incontro, sono state le domande al regista sui vari richiami e le varie citazioni che “Thor” propone: da “Il cielo sopra Berlino” a “2001 Odissea nello spazio” all'architettura delle navi vichinghe per la costruzione architettonica del regno di Asgard, fino a “Lawrence d'Arabia” e “Romeo e Giulietta” per la tensione drammatica del protagonista. E ancora ci sono stati un paio di “fumettofili” che si sono chiesti il perchè di alcune scelte; ad esempio, perché ambientare le scene “terrestri” del film nel New Mexico e non nell'Oklahoma? “ Beh innanzitutto il New Mexico offre la possibilità di grandi sgravi fiscali”risponde ridendo Branagh “ma comunque non dimentichiamoci che il New Mexico e, in particolare la città di Roswell, può vantare una grande tradizione di presunti avvistamenti di UFO. Il deserto, il laboratorio di Jane -la mortale di cui Thor si innamora, interpretata da una Natalie Portman fresca di Oscar-, la città nel deserto, tutto ricordava un mondo a metà fra fantasia e fantascienza.”
Dal riadattamento cinematografico di opere Shakespeariane a quello di un fumetto: cosa spinge l'attore e regista a scegliere progetti così diversi? “Voglio continuare a sorprendermi, a intraprendere avventure artistiche, a interagire con persone di talento, come Sir Anthony Hopkins o come Chris, che condividano la mia stessa passione per il cinema e la recitazione. Thor è un eroe tradizionale, ma, allo stesso tempo, attuale e oggi c'è un gran bisogno di eroismo, soprattutto nei politici; c'è bisogno di persone come Obama o Mandela.”

Chiara Di Ilio