Diaz Ė Donít clean up this blood

13/04/2012

Avete capito che cosa cercavano? Chiede il giornalista Luca Gualtieri (interpretato dal bravissimo Elio Germano) mentre si trova in un ospedale di Genova.
Spaesamento, incredulità, senso di angoscia e di rabbia, sono solo alcune delle sensazioni che il film di Daniele Vicari ti lascia dentro. E queste poche parole dette da un giornalista la notte del 21 luglio 2001, sopravvissuto al massacro avvenuto all’interno della scuola Diaz, riassumono lo stato d’animo di chi quella notte c’era veramente. Di tutte quelle persone che erano lì per passare la notte e che improvvisamente, senza motivo, si sono trovate coinvolte in una delle pagine più nere del nostro paese.
E’ il 20 luglio 2001, Luca è un giornalista della Gazzetta di Bologna che dopo la morte di Carlo Giuliano decide di partire per Genova e seguire da vicino quello che sta accadendo. Marco (Davide Iacopini) è un organizzatore del Genoa Social Forum, Alma (Jennifer Ulrich) una ragazza tedesca che appartiene al gruppo degli anarchici, Marzio (Ignazio Oliva) e Franci (Camilla Semilo) sono due avvocati del Genoa Legal Forum. Etienne (Ralph Amoussou) e Cecile (Emilie De Preissac) sono due anarchici francesi protagonisti delle devastazioni dei giorni precedenti. E poi c’è Anselmo (Renato Scarpa), un vecchio militante della CGIL che ha partecipato al cortei pacifici contro il G8; Nick (Fabrizio Rongione), un manager francese arrivato a Genova per seguire un seminario.
Le vite e i destini di queste e di altre centinaia di persone si incrociano per caso ed improvvisamente la notte del 21 luglio. Dall’altra parte Max (Claudio Santamaria), Francesco Scaroni (Paolo Calabresi), Marco Cerone (Alessandro Roja) e altre centinaia di agenti della Polizia di Stato hanno l’ordine di irrompere nella scuola Diaz che per l’occasione è adibita a dormitorio.

Alla conferenza stampa tenutasi lo scorso venerdì presso la Fandango Incontri, Daniele Vicari -regista e sceneggiatore insieme a Laura Paolucci- spiega di aver deciso di lavorare a questo film dopo le contestazioni sulla sentenza, da parte delle persone presenti in aula. Vicari ha così studiato gli atti processuali ed ha ricostruito quello che è accaduto quella notte soltanto sulla base di ciò che ha potuto leggere. Per avere più chiarezza e per ricostruire al meglio gli avvenimenti di quei giorni (ed in particolare di quella notte), ha incontrato alcune tra le vittime e i poliziotti, per poi raccontare gli episodi più rilevanti avvenuti nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto. Vicari ci tiene a precisare che ha dovuto scegliere fra centinaia e centinaia di storie, molte erano simili tra loro, ma altre erano anche più scioccanti di quelle realizzate e quindi “difficilmente raccontabili”. La scelta -a mio parere ottima- di raccontare anche le storie di chi, per motivi casuali, non era all’interno della scuola quella notte, rende ancora meglio l’idea di quello che stava accadendo quei giorni e dà più forza al film stesso.
Un altro punto di forza è che questo film non cerca di spiegare il motivo per il quale tutto ciò è accaduto. Spiega Vicari «se avessimo azzardato una teoria il film sarebbe stato un fallimento, perché il senso del film sta nel modo in cui l’uomo è stato abusato e privato della sua dignità». E continua «la prima vittima di tutto questo è il cittadino. Le istituzioni hanno cancellato e rimosso l’accaduto, ma quello che manca oggi è proprio il commento delle istituzioni; c’è e c’è stato troppo silenzio intorno alla Diaz».
Alla conferenza stampa era assente Elio Germano, ma tutti i presenti hanno voluto sottolineare il loro orgoglio per aver contribuito a realizzare un film così importante e allo stesso tempo così difficile. Claudio Santamaria, che -come afferma lui stesso- ha avuto il ruolo più “facile” tra i poliziotti in quanto interpreta l’agente più “buono”, spiega che ad averli aiutati è stato lo spirito comune di voler raccontare qualcosa che è veramente accaduto. Anche Alessandro Roja, che nel film interpreta invece il poliziotto più duro, racconta di aver dovuto compiere un vero lavoro di sdoppiamento.
Ignazio Oliva è tra gli attori l’unico ad aver partecipato realmente al G8 e ad essere entrato nella scuola la mattina dopo il blitz; spiega come per lui (e per tutti i cittadini di Genova) quello che è accaduto alla Diaz e alla caserma di Bolzaneto siano ancora delle ferite molto aperte e difficili da dimenticare.
Alla conferenza stampa erano presenti anche la bravissima Jennifer Ulrich che interpreta Alma, uno dei ruoli più intensi e rappresentativi del film, e Renato Scarpa che nel film è un dolce uomo anziano che -non avendo un posto in cui dormire quella sera- decide di fermarsi alla Diaz. Lui stesso si dice molto emozionato e contento di aver partecipato al film.
La conferenza stampa si è conclusa poi con l’intervento di un poliziotto sindacalista che ammette di aver molto apprezzato il film di Vicari, di averlo trovato vicino alla realtà che purtroppo -come lui stesso sostiene- molto spesso è stata nascosta alle persone che immaginano un mondo troppo simile a quello che vediamo nelle fiction.
Il film esce nelle sale il 13 aprile e -come annunciato da Domenico Procacci al termine della conferenza stampa- verrà proiettato il 15 maggio al Parlamento Europeo.
Diaz – Don’t clean up this blood è uno di quei film che ti lascia con un nodo alla gola, che serviva al cinema e al popolo italiano. Una storia che andava raccontata, affinchè non accada  mai più. 

Foto di Silvia Preziosi

Silvia Preziosi